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Kurt
Vonnegut - Mattatoio n.5
(Feltrinelli)
Bill Pilgrim
è uno studente di optometria nella cittadina americana di Lilium.
È un tipo distratto, dall’animo nobile - una sorta di prototipo
del tomhanksiano Forrest Gump -, che, travolto dal destino, ha la sfortuna
di dover partire per combattere i nazisti nell’Europa della seconda
guerra mondiale.
La vita militare si rivela piuttosto dura per uno come lui, in possesso
di un’indole pacifica ma destinato ad essere coinvolto quasi senza
volerlo nelle situazioni più drammatiche. Ancor più dura
diventa la stessa nel momento in cui il giovane viene catturato dalle
truppe tedesche e mandato prima in un campo di prigionia e poi a Dresda
a lavorare in un mattatoio. Qui Pilgrim assiste, suo malgrado, al bombardamento
alleato della città – tragedia immane che costa 135.000
vittime tra civili e militari - a cui quasi per miracolo riesce a sopravvivere
e che sancisce ufficialmente il momento del suo ritorno a casa.
Fin qui “MATTATOIO N.5” potrebbe sembrare un romanzo come
tanti altri e sarebbe probabilmente rimasto tale se la firma apposta
sulla copertina del libro non fosse stata quella di Kurt Vonnegut. L’autore
americano dimostra invece, di saper trasformare un esperienza autobiografica
devastante – ebbene si, Bill Pilgrim non è altri che lo
stesso Vonnegut - in una cavalcata surreale inarrestabile, diluendo
il cinismo e la disperazione intrinseca alle vicende narrate con considerevoli
dosi di poesia ed inventiva.
Tornato dalla guerra, Bill viene rapito dagli ultraterrestri del pianeta
Tralfamadore che, pur dimostrandosi assai più evoluti dell’uomo,
restano affascinati dalla sua figura stramba di terrestre e gli rivelano
il segreto del tempo. Non c’e’ passato, non c’e’
presente, né futuro, “Tutti siamo insetti in un blocco
d’ambra”, tutti viviamo, siamo vissuti, vivremo, per
sempre. Così il protagonista comincia a ripercorrere la propria
esistenza in barba al trascorrere degli anni, passando in pochi istanti
dal campo di prigionia al letto di casa, dal pianeta Tralfamadore al
momento della morte della moglie, dal giorno del matrimonio a quello
della fine del conflitto. Il viaggio avviene in modo naturale e senza
angosce poichè egli sa che la morte non è la fine di tutto
e le esperienze vissute sopravvivono al concetto di tempo.
Con “MATTATOIO N. 5” Vonnegut ci offre un romanzo delicato
e fantasioso, in cui la tragedia si mescola al paradosso, l’amarezza
all’ironia. Un romanzo che ci piace pensare come una sorta di
omaggio ai caduti sommato ad una necessaria funzione consolatoria. Quasi
a dire “la morte non significa nulla”.
Del resto come porsi di fronte ad eventi tanto immani come la guerra
e la devastazione se non riponendo le proprie speranze in una prospettiva
migliore e lontana anni luce dalla realtà?
Come giustificare un massacro se non delegittimandone il significato
stesso ?
“Così va la vita” ripete Bill Pilgrim.
“Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che
non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, la saggezza
di comprendere sempre la differenza” scrive Kurt Vonnegut.
Zampighi
Fabrizio |