Sam Savage – Firmino
(Einaudi)

Vi ritroverete a piangere di commozione alla fine delle centottanta pagine di questo romanzo. Toccati, certo, dalla storia malinconica del ratto Firmino ma soprattutto emozionati da quello che il racconto in sé rappresenta: un elogio agli esclusi e un lasciapassare per i sogni, capaci, questi ultimi, di far dimenticare la solitudine e di farci credere di poter essere diversi.
Ultimo di tredici fratelli, il più debole e per questo denutrito, Firmino vive negli angoli bui di una libreria, dove, quasi per caso, comincia a mangiare pagine di libri per placare la fame arretrata. Ben presto, pero', scopre di poterli leggere, i libri, oltre che divorarli, stupefatto dalla consapevolezza di poterci trovare all'interno gli uomini e il loro mondo, con le emozioni, le immagini, il sapere in esso contenuti. Ciò di cui non può fare esperienza lo trova nei libri, che accendono nel protagonista un insaziabile desiderio di apprendere e danno il via a un percorso di crescita personale capace di trasformarlo da semplice animale in creatura dotata di intelletto, di sentimenti e in grado di pontificare sui grandi misteri della vita. Lontano dai ratti, impegnati a dar sfogo soltanto ai bisogni primari, ma, suo malgrado, anche dagli uomini che vedono in lui un essere da disprezzare, Firmino passa i suoi giorni nell'incomunicabilità, nella solitudine, nel desiderio di appartenenza a una specie che non è la sua, che lo spinge a fare di tutto per trovare qualcuno con cui condividere l'esistenza. Risponderà alla chiamata uno scrittore squattrinato, emarginato anch'esso dalla società “perbene”, finché il cinismo della realtà non ricorderà a entrambi che i sogni non durano per sempre.

Fabrizio Zampighi