Ermanno Rea - Il Po si racconta
(Il Saggiatore)

Il libro di cui ci occupiamo questa volta è un’ opera che risale a qualche anno fa e forse non rientra propriamente all’interno della categoria “romanzi”. È più un diario, una sorta di cronaca emotiva. Una scoperta, in forma di viaggio, di una delle più interessanti – ed allo stesso tempo misconosciute - meraviglie naturali del nostro paese.
Il testo potrebbe erroneamente sembrare, ad una prima occhiata, una sorta di guida turistica per lettori distratti, zeppa di consigli su posti da vedere, alberghi in cui dormire, ristoranti in cui mangiare. Niente di più sbagliato.
“IL PO SI RACCONTA” è un’opera che sconfina in territori letterari ricercati e che appare, sin dalle prime battute, più di una semplice istantanea di un’esperienza. Ciò che si coglie tra le pagine del libro non è soltanto la cronaca dettagliata del percorso intrapreso dall’autore alla scoperta del grande fiume bensì la storia di uomini, donne, società e mondi che al fiume stesso, nel bene o nel male, devono gran parte di quello che sono.
Il Po, con il suo scorrere continuo, diventa una finestra aperta sul passato – e sul presente - della nostra civiltà, una finestra che ci permette di ricordare come eravamo qualche decennio fa e, forse, di comprendere meglio quello che siamo oggi. Nel corso del suo itinerario dalla foce del fiume fino alle sorgenti sul Monviso, Rea ci mostra, oltre alle innegabili bellezze naturali che fanno da scenario alla sua avventura, storie di vita di tutti i tipi, mestieri dimenticati, individui dal profilo singolare, intellettuali di frontiera, caratteri e personaggi che pur sembrando a prima vista così distanti tra loro, sono invece accomunati dal forte senso di appartenenza verso il fiume.
Il fiume come motivo di aggregazione, il fiume come inesauribile fonte di crescita economica, il fiume come minaccia: queste alcune delle tematiche che l’autore affronta durante la sua personalissima ricerca e che riesce a rendere coinvolgenti grazie ad una scrittura quanto mai piacevole. Le parole di Rea fanno emergere emozioni sincere ed appassionati ricordi di un paese che non c’e’ più ma anche inevitabili riflessioni, nel momento in cui si spostano dalla semplice osservazione all’ analisi dello stato attuale del più importante corso fluviale d’Italia.
Il Po e l’ormai gravoso stato di salute delle sue acque diventano nelle mani dell’autore, una metafora involontaria della modernità, una modernità malata, senza più rispetto verso se stessa, inquinata irrimediabilmente dalla cieca ricerca del profitto a tutti i costi. Nella disputa irrisolta che vede protagonisti ormai da quarant’anni il fiume e la società industriale Ermanno Rea si schiera apertamente a favore del primo, trasformando la sua opera in un’accusa precisa nei confronti di chi dal fiume ha tratto prestigio e ricchezza, offrendogli, in cambio, soltanto dolore.

Zampighi Fabrizio