|
|
Arrigo
Polillo - Jazz
(Mondadori)
Spulciando
tra gli scaffali del settore musicale di una qualsiasi libreria si incorre,
di norma, in due tipologie differenti di testi. Da una parte ci sono
i cosiddetti "spillamoneta", ovvero quei dolcetti appetitosi
dedicati a fans et similia che esistono esclusivamente per
offrire un profilo quanto più glamour ed acritico possibile di
un artista o di un movimento musicale. Dall'altra si trovano esperimenti
letterari più seri, alla base dei quali rientra un percorso ben
preciso dell'autore fatto di studi, approfondimenti, valutazioni oggettive,
ascolti ripetuti. Il testo di Polillo rientra a pieno titolo all'interno
della seconda categoria.
L'opera in questione, la cui prima edizione risale agli inizi degli
anni settanta, è tutt'ora considerata, per completezza e stile,
una delle migliori trasposizioni narrative di sempre in ambito jazz.
Di dimensioni tutt'altro che trascurabili per lettori non realmente
interessati a ricevere seri insegnamenti - perché di questo si
tratta - sull'espressione musicale afro - americana per eccellenza,
il libro si dimostra inaspettatamente di lettura agevole e veloce, merito
di una prosa sempre puntuale e della stupefacente ricchezza di informazioni
contenuta al suo interno.
Nella prima delle due sezioni che costituiscono la struttura del testo
l'autore delinea i tratti fondamentali dell'evoluzione del jazz dalle
origini agli anni settanta, scorrendo le principali correnti che ne
hanno determinato il mood e citando alcune delle più
importanti personalità musicali. Il viaggio prende il via dai
campi di cotone del Sud degli Stati Uniti e punta verso le capitali
assolute del genere - New Orleans, Chicago, New York, Los Angeles -
dove, nel corso degli anni, prendono piede variazioni sul tema come
il Ragtime, il Dixieland, lo Swing, il Be-bop, il Free, le derive fusion.
La seconda parte è invece composta esclusivammente da capitoli
monografici, ognuno dei quali si trasforma in un appassionato spaccato
biografico e discografico di uno dei "maestri" del jazz: Jerry
Roll Morton, Bessie Smith, Louis Armstrong, Lester Young, Duke Ellington,
Charlie Parker, Charles Mingus, Dizzy Gillespie sono solo alcuni dei
nomi presi in considerazione nelle oltre quattrocento pagine di approfondimento.
Polillo nel redigere un'opera tanto impegnativa, si dimostra giornalista
e scrittore dalla cultura e dalle qualità narrative indiscutibili,
non ultima un gusto spiccato per la filologia e l'aneddoto che lo porta
spesso ad esaminare con dovizia di particolari singoli eventi, strutture
musicali, melodie e stili compositivi, messaggi sociali sottintesi ai
testi. Il libro oltre ad essere un ottimo manuale per il neofita, si
dimostra opera dai connotati storico-sociologici importanti, utili a
definire un inscindibile legame tra nascita del jazz e vicende umane
dell' America del ventesimo secolo.
Un opera indispensabile il cui unico difetto è, forse, quello
di peccare, in alcuni momenti, di un certo snobismo nei confronti di
tutto ciò che non è "jazz allo stato puro" -
rock compreso quindi - ma la cui valenza non può essere messa
minimamente in discussione.
Zampighi
Fabrizio |