Aldo Nove - Lo scandalo della bellezza
(No Reply)

Difficile avvicinarsi a Fabrizio De Andrè senza pagare pegno per il confronto con una personalità fuori dal comune e senza dubbio straordinaria, ancora più arduo parlarne in maniera inusuale e coraggiosa.
Aldo Nove ci prova confezionando un excursus letterario lungo quattordici dischi – e capitoli - in cui sensazioni, riflessioni, accenni e immediatezze convergono in un caleidoscopio di parole spumeggianti dall'approccio diretto ed emozionante. L’opera non nasce con l’idea di parlare di De Andrè in termini biografici. È piuttosto una parentesi colma di vibrazioni ed esperimenti linguistico-visivi che l’autore vuole aprire sulla poetica del genovese, nel tentativo di esprimere l’indomabile flusso di coscienza che la musica e il pensiero gli suggeriscono. Evidenti, in questo senso, i riferimenti allo stream of consciousness di Joyce, tuttavia relegati a semplice punto di partenza del discorso.
L’autore opta per una narrativa complessa che mescola poesia e ritagli di giornale – emblematico il capitolo dedicato al disco-concerto di De Andrè con la P.F.M. – spunti del “qui ed ora” ed associazioni di concetti, veri e propri stralci di brani ed idee-parole, col fine di creare una forma espressiva totalizzante ed istintiva.
In questi termini il testo perde i connotati strettamente parassitari che inizialmente sembra avere nei confronti dell’opera di De Andrè e diventa una sorta di “versione ufficiale” del turbinio emotivo interiore dello scrittore. Un no-wave letterario che se da un lato affascina per il tono personale e l’onestà intellettuale che dimostra, dall’altro non può che evidenziare - unico “neo” di un’opera meritevole di assoluta considerazione - un appeal poco accondiscendente ed inevitabilmente autoreferenziale.

Zampighi Fabrizio