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Richard
Matheson - Incubo a seimila metri
(Fanucci)
Cos’è
che accomuna Ai Confini Della Realtà, Duel,
Poltergeist e i b-movies horror anni sessanta firmati
Roger Corman? È presto detto. In tutti i progetti c’è
lo zampino di Richard Matheson.
Sceneggiatore nonché ideatore di molti episodi della prima serie
del mitico telefilm americano – uno dei quali tratto dal racconto
che dà il titolo all’antologia di cui state leggendo -,
ispiratore con le sue short stories delle due pellicole di
Steven Spielberg - nella seconda il regista di E.T. si occuperà
solo dello screenplay -, responsabile per gli adattamenti cinematografici
dei racconti di Edgar Allan Poe portati sullo schermo da Corman nonché
impegnato su mille altri fronti, Matheson vanta oltre cinquant’anni
di onorata carriera, spesa tra carta stampata, cinema e televisione.
Uno score impressionante che parla dell’inesauribile
spinta creativa del personaggio ma che manca di sottolineare l’importanza
che ha avuto lo stesso nel ridefinire l’immaginario fantastico
collettivo del pubblico.
Penna capace di stupire sulla lunga distanza grazie a romanzi di pregevole
fattura – “IO SONO LEGGENDA” e “TRE MILLIMETRI
AL GIORNO” per citarne solo un paio – è in realtà
con i racconti che Matheson si costruisce la rispettabile fama di innovatore
del genere, sintetizzando una sorta di via di mezzo tra la narrativa
di Ray Bradbury e le tematiche orrorifiche più classiche. L’intuizione
dell’autore americano è quella di collocare le storie paradossali
ed inquietanti che partorisce a getto continuo nella quotidianità,
attualizzando l’orrore ed ancorandolo ad un tessuto di scienza
e vita vissuta.
Incubi che si materializzano sulle ali di un aeroplano, case che si
ribellano ai loro padroni, esistenze inspiegabilmente cancellate da
un giorno all’altro, feticci che scatenano una caccia sanguinaria
contro incolpevoli vittime, morti che fanno squillare telefoni: questo
è il genere di storie che piace all’autore. Una narrativa,
la sua, scarna nella forma ma efficace, capace di rinchiudere il lettore
in una gabbia di timori, angosce, repulsioni, orrore crescente e di
martellarne i nervi fino allo sfinimento.
Basti citare lo Stephen King dell’introduzione al libro per avere
una conferma del genio dell’autore: “ Ricordo che […]
non cedeva mai un centimetro di terreno. Quando si pensava di essere
alla fine, quando sembrava che i nervi non ce la facessero più
a resistere, proprio in quel momento Matheson innestava il turbo e partiva
a tutta velocità […]. Ci si trovava di fronte a una cavalcata
così totale che solo a una seconda lettura Matheson rivelava
tutta la sua arguzia, l’intelligenza e il controllo sulla materia
narrativa”.
Zampighi
Fabrizio |