Claudio Cappuccino - Felicità chimica: storia delle droghe
(Stampa Alternativa)

E’ un libro interessante questo “FELICITA’ CHIMICA: STORIA DELLE DROGHE”, un breviario ricco di spunti che dietro al titolo “felicemente” provocatorio nasconde la necessità di fare chiarezza su un argomento per tradizione spinoso ed abituato a dividere l’opinione pubblica. Un “problema sociale” in otto puntate – le otto tipologie di sostanze stupefacenti a cui si avvicina l’autore – affrontato senza falsi moralismi, con l’obiettivo di ricostruire storicamente le principali fasi evolutive del fenomeno.
Opinione dell’autore è che per delineare quelle che sono le implicazioni sociali del problema si debba risalire all’origine delle sostanze psicotrope, in un viaggio a ritroso nella storia dell’individuo e delle sue abitudini. Un excursus da cui emerge non solo come le stesse sostanze venissero utilizzate durante particolari riti religiosi, al pari di farmaci comuni o come sostituti poveri di beni di “svago” come l’alcool, ma anche il fatto che il ricorso a tali “modificatori biologici” appariva giustificato e consentito nell’ottica di società che non identificavano nell’utente il deviante bensì un semplice consumatore.
Tra le pagine del libro si scopre come l’oppio oltre ad assurgere al ruolo di droga ricreativa per intellettuali del calibro di Goya, Coleridge, Keats, Byron fosse anche una delle prescrizioni mediche più diffuse fino alla Prima Guerra Mondiale, come le anfetamine potessero contare fino agli anni sessanta sulla stessa diffusione dell’Aspirina - tanto da essere usate anche nel trattamento di certi disturbi comportamentali dei bambini -, come le foglie di Coca venissero utilizzate da popoli del Sud America come tonico naturale.
Ripercorrere le tappe evolutive delle droghe significa per Cappuccino contestualizzarle comprendendone la valenza, analizzandone la diffusione e la messa al bando, comparandone la pericolosità – in primis di caffè, nicotina ed alcolici -, discernendo tra il concetto di uso ed abuso e documentando il tutto grazie a ricerche, studi medici specifici e testimonianze dirette.
Punto di svolta in negativo del problema droga secondo l'autore il fattore proibizionismo, variabile più politica che medica rea di aver favorito indirettamente piaghe sociali come l’emarginazione, la devianza, la crescita della criminalità. Problemi insoluti, gravosi e tutt’altro che superati a cui i quarant’anni di lotta alla droga condotti dagli stati mondiali quasi esclusivamente con metodi repressivi non sono riusciti a porre un freno.
Nella querelle tra le parti preferiamo non schierarci, lasciando alla capacità critica del lettore il compito di valutare le numerose argomentazioni a sostegno delle tesi Cappucciniane. Certo è che le stesse forniscono un punto di vista tutt'altro che aleatorio che ha forse il “difetto” di non apparire troppo istituzionale o politicamente corretto – almeno agli occhi di chi ritiene che l’agire delle amministrazioni statali e internazionali rappresenti sempre il politically correct - e il pregio di porsi nei confronti del problema in maniera indipendente ed autonoma.

Zampighi Fabrizio