Carlo Petrini – Nel fango del Dio pallone
(Kaos edizioni)

Carlo Petrini era un giocatore di calcio.
Uno che tra il 1965 e l'inizio degli anni '80 militò nel Lecce, nel Genoa, nel Catanzaro, nel Verona, nel Bologna, nel Milan di Nereo Rocco e nella Roma di Niels Liedholm; uno che in carriera dava del tu a Paolo Rossi, Trapattoni, Lippi, Dossena; uno che in quel mondo “dorato” che è il calcio professionistico ha digerito di tutto. Dalle sfrenatezze sessuali ai soldi facili, dalle partite concordate alle morti improvvise, dal doping selvaggio al calcio scommesse, in una parabola inarrestabile che lo ha portato a godere dei privilegi legati alla sua posizione ma anche a pagare in prima persona per gli errori commessi: le accuse di illeciti, la fine della carriera, il fallimento della sua società finanziaria, la fuga all'estero, fino alla morte del figlio diciannovenne. Un evento traumatico e terribile che azzera il vecchio Petrini riportandolo alla realtà e convincendolo a raccontare quello che per più di quindici anni è stato il suo universo.
Una confessione in piena regola la sua, fatta con lo stomaco, le lacrime, quelle spese per il figlio ma anche quelle trattenute a stento di fronte ad uno sport sottomesso al denaro e agli interessi di casta. Un mondo a parte con regole proprie in cui tutto è permesso e la parola d'ordine è mettere a tacere, insabbiare.
Non ha nulla da perdere uno come Petrini, minato nel fisico dalla malattia e nello spirito da una vita che non gli ha risparmiato nulla e lo dimostra esponendosi in prima persona, facendo nomi e cognomi, in un paese in cui invece è tradizione nascondere la testa sotto la sabbia al primo alito di vento. O magari, difendere a spada tratta un sistema feudale che fa acqua da tutte le parti, a costo di ricoprire di insulti e falsità uno dei pochi decisi a far emergere, finalmente, la verità.

Fabrizio Zampighi