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Tracklist
01.
Dietro i se
02. Guai
03. Attraverso
04. Ninna nanna della fine
05. Dicevo di si
06. Arrendevole
07. Si avvicina il cielo
08. Stelle
09. Girate di luna
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INTERVISTA,
2005 |
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Zoldester
- Se
(Cadaveri e Papere / Delta Dischi, 2005)
Se si
potesse dare un voto a un disco solo per la copertina, l’esordio
degli Zoldester, si aggiudicherebbe probabilmente un dieci. Merito di
una confezione interamente redatta utilizzando il filo di ferro, di
una grafica originale e di una "rilegatura" fatta con dello
spago a mo’ di vecchio pacco postale, spago che sfortunatamente
è necessario rimuovere per aprire il cd. Un’attenzione
quasi maniacale per il particolare che non si limita a prendere in considerazione
soltanto fattori squisitamente estetici ma coinvolge anche la parte
musicale, come dimostrato dall’accuratezza riservata alle tessiture
d’archi, l’equilibrio formale dei suoni, e gli arrangiamenti
puntuali.
Difficile risalire ai veri responsabili dell’ottima resa del disco,
siano essi il mestiere di Paolo Mauri e Libero Mureddu – il primo
già in consolle per Afterhours, Prozac +, La Crus, Marco Parente,
il secondo arrangiatore per Cristina Donà -, il lavoro del gruppo
o magari una sinergia inevitabile scaturita tra le parti. Certo è
però che per essere la prima prova discografica di una giovane
band, questo “SE” suona decisamente bene.
Se dal brano d’apertura – Dietro i se – gli
Zoldester potrebbero sembrare l’ennesima band votata al pop da
camera, procedendo con l’ascolto ci si accorge che la sensazione
iniziale è solo in parte corretta, dal momento che le chitarre
di Guai passeggiano non troppo lontane da uno stoner giocattolo,
Ninna nanna della fine sta a metà a strada tra Afterhours
e Battiato, Dicevo di si ricorda le progressioni
armoniche di Max Gazzè, Si avvivina il cielo
lascia trasparire un infatuazione per il Ligabue meno
compromesso. Una girandola di riferimenti che identificate le proprie
parentele, riserva comunque un posto d’onore alla ricerca melodica,
non accontentandosi di cavalcare un’espressività estemporanea
o appena abbozzata ma anzi soffermandosi sul difficile rapporto tra
parola e geometrie musicali.
Il risultato di tanto lavoro è un disco piacevole, in grado di
farsi ricordare ma conscio di non potersi concedere troppo facilmente,
in cui una maturità stilistica raggiunta anzitempo gioca volentieri
con capacità tecniche ed inventiva nient’affatto disprezzabili.
Zampighi
Fabrizio
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