Tracklist

01. Your Language
02. Star Position
03. All The Night Long
04. You'd Be Surprised
05. 2 Fingers Cross'd
06. Neon, Not The Night
07. Sweet Eloise
08. Halfway Done With The Tour
09. Lazy Susan
10. Garden (Shake It, Shake It)
11. Vodka Talking
12. It's Your Turn

 

White Hassle - Your Language
(Fargo / Self, 2005)

“YOUR LANGUAGE” non sarà forse un capolavoro di originalità e coraggio, non avrà magari la fortuna di rientrare nella top ten di fine anno e con ogni probabilità non muoverà a stupore gli ascoltatori più scafati con il suo roots-rock piuttosto tradizionale ma da qui a considerarlo, come fa qualcuno, un brutto disco ce ne passa. Perché il nuovo episodio a nome White Hassle è tutto fuorché brutto, nonostante proponga musica alla good old boys e non aggiunga molto in termini di ricerca ad un genere ormai legato al mondo dei ricordi, palesi senza vergogna gli evidenti antecedenti stilistici e dichiari apertamente le proprie infatuazioni.
Merito delle potenzialità melodiche e dell’immediatezza dei brani, di una tendenza ad occuparsi di poche cose ma nel modo giusto, del suo destreggiarsi abilmente tra i richiami estetici più evidenti e quelli meno noti. Tra i primi il country e il blues, spina dorsale nonché minimo comune denominatore del disco mentre nella seconda categoria rientrano il Beck di "ODELAY" e i Modern Lovers del disco d’esordio.
E’ proprio questo, forse, il valore aggiunto dei White Hassle, il saper fondere armoniosamente suoni tradizionali e elementi musicali più recenti, approccio classico alla melodia e toni irriverenti, nell’ottica di una proposta musicale varia, orecchiabile e mai noiosa. A dimostrarlo gli ammiccamenti alla Nashville tutta stivali e cappelloni di Halfwaydone With The Tour, l’armonica blues di Vodka Talking’ – una sorta di via di mezzo tra il già citato Beck e la Not Fade Away dei Rolling Stones -, i toni semiseri e scratchanti di Your Language e You’d Be Surprised - Jonathan Richman impegnato a giocare con mixer e piatti -, la dolcezza malinconica di ballate come Neon, Not The Night, il Bob Dylan più ritmico di Sweet Eloise.
Una raccolta di brani che forse non farà dei newyorkesi la next big thing di turno o degli idoli stagionali del popolo indie ma che crediamo riveli una band capace di confezionare musica coinvolgente e gradevole, fatta con pochi mezzi ma inaspettatamente lucida.

Zampighi Fabrizio