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Tracklist
01.
L'alba del disagio
02. Nursery rhyme
03. Prestu, pentsakor eta pegatu (ppp)
04. Turnontuneindropout
05. Soundtrack for ud
06. Jf sleeps
07. In collisione
08. Riso spezzato
09. Growin' down (crescendo)
10. Free steps
11. Anatomy collides
12. Debut rescue
13. Finale
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INTERVISTA
A XABIER IRIONDO, 2005 |
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Uncode
Duello - Uncode Duello
(Wallace - Ebria / Audioglobe, 2004)
Avanguardia.
Questo banalmente il termine che sovviene quando si ascolta per la prima
volta “UNCODE DUELLO”.
Un insieme di note strappate al silenzio ed assemblate sapientemente
col fine di veicolare frammenti spigolosi di emozioni, destrutturare
rassicuranti consuetudini, sdoganare inusuali riflessioni. Fuor di metafora
“UNCODE DUELLO” non è altro che l’ennesima
creatura di Xabier Iriondo e Paolo Cantù - ex Afterhours, ex
Six Minute War Madness, ex Tasaday, ex A Short Apnea -, artisti che
nel tempo hanno abituato il proprio pubblico ad una formula musicale
libera da schemi e che non rinunciano, anche in questa occasione, a
proseguire nella stessa direzione.
Questa volta i due, abbandonate le dilatate evanescenze a nome A Short
Apnea, se ne escono con 13 cavernosi strumentali sulla breve distanza
dai toni poco rassicuranti.
Tra rumori di fondo e vociare confuso, lamenti strazianti e campionamenti
diffusi, emerge l’anima del disco, divorata da fendenti di chitarra
che ritagliano dolenti nevrastenie, cullata da fiati allusivi che odorano
di free jazz, resa palpabile da accenti sonori d’ambiente
e schizzi sparsi di batteria. I brani – rari i casi in cui superino
i cinque minuti – sono strutturati come brevi capitoli di un progetto
sonoro che vuole dare un volto alla realtà in cui viviamo, con
la confusione, l' angoscia, il cinismo che la pervade.
Il disco spazia dal jazz colemaniano di Free steps all’inno
“lisergico” di Turnontuneindropout – questa
volta la massima frutto dell’ingegno psichedelico di Timothy Leary
sottintende il sintonizzarsi col caos circostante – dal levarsi
angosciante de L’alba del disagio alle rimembranze vagamente
pinkfloydiane – quelli di Astronomy domine – di
Debut rescue, dall’inesorabile scorrere inverso di Soundtrack
for UD alle atmosfere rarefatte di Finale. Il tutto, nonostante
sembri il frutto di soluzioni strumentali estemporanee, mostra sottopelle
un’innegabile tendenza al perfezionismo che preme perchè
ogni dettaglio sia strettamente legato all’altro, nell’ottica
di un suono che proprio dai dettagli trae la propria ragion d’essere.
Cantù e Iriondo, pur non venendo meno all’esigenza ormai
consolidata di creare un disco che con brani tradizionalmente intesi
non ha molto a che vedere, riescono questa volta a sintetizzare un sentire
che dimostra un fascino sottile, ascrivibile alla capacità che
possiede lo stesso di prendere per mano l’ascoltatore e di guidarlo
con attenzione in un labirinto di suoni “difficili”, fino
al termine dell’opera.
Un’opera inquietante, beffarda, maniacale, corruttrice ed intrigante,
che ha il poco rassicurante merito di somigliare ad una sorta di concept
sul mondo moderno, dalla sua nascita passando per il decadente declino
fino all’inevitabile finale.
Zampighi
Fabrizio |