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Tracklist
01. You Think I Ain’t
Worth A Dollar, But I Feel Like A Millionaire
02. No One Knows
03. First It Giveth
04. A Song For The Dead
05. The Sky Is Falling
06. Six Shooter
07. Hangin’ Tree
08. Go With The Flow
09. Gonna Leave You
10. Do It Again
11. God Is In The Radio
12. Another Love Song
13. A Song For The Deaf
14. Mosquito Song
15. Everybody’s Gonna Be Happy
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Queens
Of The Stone Age - Songs For The Deaf
(Interscope Records, 2002)
C’erano
una volta i Kyuss.
C’erano una volta Josh Homme, John Garcia, Nick Olivieri e Brant
Bjork, quattro ragazzacci partoriti dal deserto californiano –
per la precisione Palm Desert - e cresciuti ad acid rock anni
Settanta, tonnellate di blues elettrico e heavy metal.
C’erano, appunto. Una volta.
La storia del gruppo che più di ogni altro ha contribuito alla
nascita ed alla successiva istituzionalizzazione – per lo meno
in ambito underground - di quello che unanimemente la critica definisce
come stoner, si esaurisce nel giro di soli quattro anni –
dal primo album “WRETCH” datato 1991 all’ultimo “AND
THE CIRCUS LEAVE TOWN” del 1995 - ma gli strascichi di questa
vicenda arrivano fino ai giorni nostri.
Dal momento dello scioglimento, come spesso accade in questi frangenti,
le strade dei protagonisti di quel periodo si sono inevitabilmente divise
ed ognuno di loro, pur portando in dote l’esperienza accumulata
in quegli anni, ha intrapreso un percorso autonomo.
John Garcia ha scelto di perfezionare la componente hard dei
Kyuss nei suoi Unida replicando, con risultati anche apprezzabili, suoni
dichiaratamente derivativi; Josh Homme e Nick Olivieri hanno optato,
invece, per un percorso meno lineare, amplificando, con i Queens Of
The Stone Age, la propensione già presente nel gruppo californiano
di origine a privilegiare strutture musicali più “irregolari”.
E sembra proprio che Homme e Olivieri abbiano trovato, infine, la strada
giusta per raggiungere unanimi consensi di critica e di pubblico, almeno
a giudicare dalla qualità intrinseca e dalle vendite di “SONGS
FOR THE DEAF”. Sgombriamo immediatamente il campo da eventuali
malintesi. Chi vi parla considera questa terza fatica - sulla lunga
distanza - del gruppo, come un’ opera assolutamente pregevole,
sia da un punto di vista squisitamente formale che nella sostanza ed,
allo stesso tempo, una dimostrazione assai convincente delle capacità
compositive dei QOTSA.
Quello che abbiamo tra le mani è un disco potente, solido, diretto,
e terribilmente heavy da cui scaturiscono, però, evanescenti
suggestioni. Dai quindici solchi emerge l’indole reale del gruppo
divisa tra ruvidezze di matrice hard – ormai solo marginalmente
riconducibili all’esempio dei Kyuss - e consapevoli deviazioni
espansive, tra persuasivi fraseggi distorti ed atmosfere psicotiche.
I quattro innalzano un muro imponente fatto di oscure soluzioni armoniche
e di chitarre incendiarie, di superfici abrasive e reazioni scomposte,
di torride cavalcate lisergiche e brucianti cambi di ritmo, un muro
destinato a spazzar via ogni ipotetico compromesso con le odierne vibrazioni
massificate.
Se il suono è il risultato del continuo contrappunto tra gli
strumenti, è innegabile come gran parte del merito vada alle
indiscutibili qualità tecniche dei musicisti coinvolti nel progetto.
A fianco dei già citati Homme e Olivieri – che costituiscono
il centro di gravità permanente e l’unica sezione stabile
di questi Queens Of The Stone Age – ritroviamo questa volta Dave
Grohl – ex Nirvana - alla batteria, e Mark Lanegan – ex
Screaming Trees - alla voce.
Un apporto quello dei due tutt’altro che marginale. Lo si evince,
ad esempio, da episodi quali Songs For The Dead in cui un Lanegan
quanto mai satanico dipinge di nero e tortura senza mezze misure una
linea melodica già di per sé ossessiva o dalla “tossica”
No One Knows - brano scelto come apripista per il disco - che,
con il tiro che ha, inchioda le orecchie alle casse dello stereo ed
obbliga ad ascolti reiterati.
“SONGS FOR THE DEAF” è un'opera stilisticamente ineccepibile
ed assai stimolante, capace di stupire e di dimostrarsi vitale anche
dopo numerosi ascolti. Per questo motivo che ci associamo a chi, al
momento dell’uscita del disco, lo ha considerato uno dei migliori
episodi della stagione.
Zampighi
Fabrizio |