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Tracklist
01. Candida
02. La peste
03. Ombra nell’ombra
04. Efesto
05. La saponatrice di Ferrara
06. Spezzata
07. L’anno del cane
08. Phiphenomena
09. Signora bella con cane gentile
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Ovo
- Cicatrici
(Bar La Muerte - Ebria - Sunship / Audioglobe, 2004 )
Bruno
Dorella è sempre stato un abile pittore di paesaggi sonori urticanti,
sin da quando in piena ondata post-grunge si dilettava con
gli sperimentali Wolfango a scorticare i padiglioni auricolari degli
impreparati giovincelli con abbozzi melodici tutt’altro che armoniosi.
Tempi difficili ma impagabili quelli, in cui il rock alternativo nostrano
cominciava a muovere i primi passi e i musicisti indie cercavano
di prendersi un po’ più sul serio.
Da allora molte cose sono cambiate ma Dorella è ancora lì,
con la voglia di sminuzzare le poche certezze rimaste all’ascoltatore
medio grazie alle proposte musicali, spesso estreme ma sempre affascinanti,
che di tanto in tanto lo vedono protagonista.
Questa volta la
ragione sociale coinvolta è quella degli Ovo e i compagni di
viaggio si limitano alla sola Stefania Pedretti delle Allun. Una formazione
agile e senza punti di riferimento precisi impegnata a perpetrare un
no-wave gracchiante e rachitico in cui ritmi accelerati, distorsioni
sparse e suoni dall’impossibile si scambiano un’energica
stretta di mano.
L’ascolto del materiale non è certo dei più agevoli,
a patto che non siate fans sfegatati dello stridere di un plettro che
gratta sulle corde di una chitarra elettrica, sostenitori accaniti di
vocalizzi aciduli, aficionados di disturbi sonori dall’incedere
narcotico.
“Inquietanti” è l’aggettivo più adatto
a definire le nove interferenze in scaletta, come se schiacciare play
sul lettore significasse far nascere una qualche terrificante creatura
di lovecraftiana memoria che contorcendosi a più non posso strisciasse
inesorabilmente verso di noi.
Il suono è a dir poco blindato, unico accenno ad una forma di
proto-melodia, il brano d’apertura e l’episodio finale.
Negli altri dominano testi incomprensibili sotto forma di rumori sputati
e lasciati lì a marcire, rimembranze grunge costantemente
a braccetto con nenie ripetitive, batterie scabrose e massicce che dialogano
con assalti sonici fuori tempo. Alcuni esempi concreti dell’approccio
del duo Dorella – Pedretti alla materia potrebbero essere i tribalismi
de L’anno del Cane, il folle duetto voce - feedback di
Phiphenomena, l’hardcore peculiare di La
Peste, le chitarre marziali di Ombra nell’ombra.
“CICATRICI” disvela una proposta musicale difficilmente
classificabile, frantumata in associazioni strumentali coraggiose ma
temiamo, per i più, drammaticamente indigeste. Restare scandalizzati
dal contenuto del disco potrebbe essere cosa facile, ancora di più
farsi prendere la mano nel definire lo stesso una raccolta di "cialtronaggini
gratuite " o "esercizi di stile”.
Noi la pensiamo diversamente.
Chi vi parla considera il nuovo disco della band milanese come una testimonianza
sonora dal linguaggio forse poco ortodosso ma senza dubbio rappresentativo.
Una necessaria esigenza comunicativa che non chiede permesso a nessuno
e non ha paura di tradire alcuna aspettativa, traendo dalla condizione
di emarginazione a cui è costretta a sottostare – almeno
in Italia -, nuova linfa per autoriprodursi.
Zampighi
Fabrizio |