Tracklist

01.Io
02.L’età migliore
03.Eternamente nell’illusione di te
04.Requiem per la Repubblica Italiana
05.Bufalo
06.L’amore d’alloro
07.Minerva
08.Deserto biondo
09.Sento che sta per succedermi qualcosa
10.Nel futuro potere del legno
11.L’alba, la notte e l’inferno
12.Cavalli sciolti del nord

 

INTERVISTA, 2004
CONCERTO CALAMITA, 2004
RECENSIONE "FIDUCIA NEL NULLA MIGLIORE"
RECENSIONE "SPLENDORE TERRORE"
RECENSIONE "IO NON SONO COME TE"

 

Moltheni – Toilette Memoria
(La tempesta / Venus, 2006)

Due anni fa, all’una di notte, durante un’intervista nel backstage di un Calamita saturo ma mai domo delle rarefatte costruzioni acustiche del musicista bolognese d’adozione, Moltheni definì il disco in procinto di essere pubblicato – l’ottimo SPLENDORE TERRORE - come una sorta di parentesi minimale quasi estemporanea, composta in breve tempo e registrata ancor più in fretta. Una sorta di episodio isolato, insomma, incastrato tra le ruvidezze di FIDUCIA NEL NULLA MIGLIORE e un futuro musicale ancora da esplorare.
Immaginate quindi la sorpresa nel ritrovare oggi Umberto Giardini ancora nei panni dello chansonnier intimo e pacato del disco precedente, impegnato questa volta a districarsi in una tela fatta di wurlitzer, piano, chitarra acustica, archi, batteria spazzolata e abile nel trasformare in un sussurro aggraziato le sue songs from a room. Un sussurro che vagisce ancora, certo d’esser vivo, ma che diversamente da quanto accaduto in passato sembra voler sottolineare come il tempo trascorso gli abbia consentito di formarsi, crescere, affinare estetica e modi, in due parole, diventare adulto. Nelle trame che trovano il tempo di perdersi in una ricercatezza del dettaglio inedita, nelle progressioni ariose che offrono il fianco all’attacco di strutture laterali, negli arrangiamenti che si fanno “importanti”, si coglie l’intento di istituzionalizzare il linguaggio diretto delle origini in una forma quantomeno classica. Una forma che trova ragion d’essere in ballate dall’animo raffinato e l’andatura quasi marziale – L’amore d’alloro e Eternamente, nell’illusione di te –, appendici crepuscolari e oscure – Io – o riconducibili in toto allo “stile Moltheni” - L’età migliore –, complessi strumentali – Requiem per la Repubblica Italiana e il notevole Deserto Biondo -, ritorni circolari rubati ad un folk psichedelico sui generis - Sento che sta per succedermi qualcosa e Cavalli sciolti del nord – o gommosità quasi pop (Minerva).
Il risultato finale è un disco di buona levatura sostenuto da ottimi comprimari – oltre ai “soliti” Pietro Canali e Gianluca Schiavon anche Salvatore Russo, Alberto e Luca Ferrari dei Verdena, Franco Battiato, Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi e altri ancora -, che ha come unico difetto quello di pagar pegno al predecessore – in apparenza meno esigente nella forma ma maggiormente a fuoco - in termini di immediatezza e intensità emotiva.
Due passi avanti per i suoni, insomma, e uno indietro per il cuore.

Fabrizio Zampighi