Tracklist

01. Fire Of Heaven / Altar Of Earth
02. Youth
03. Time Of Your Song
04. Dispatch The Troops
05. Indestructible
06. What I’m Fighting For
07. Jerusalem
08. Wp
09. Shalom / Salaam
10. Late Night In Zion
11. Unique Is My Dove
12. Ancient Lullaby

 

Matisyahu – Youth
(Epic /Jdub, 2006)

Gli Stati Uniti sono davvero la terra delle mille contraddizioni. In quale altro luogo potrebbero coesistere ed essere ugualmente presi sul serio pantomime viventi col pallino dell’eccesso e musici pop che si dichiarano portatori sani di principi morali da Vecchio Testamento? Come dire tutto e il contrario di tutto.
L’eletto di turno, questa volta, è Mattew Miller, in arte Matisyahu, 25 anni, ebreo ortodosso, vestito di tutto punto come religione comanda e pronto a dispensare con l’aiuto dell’hip-hop e del reggae catechismi in rima e lucide direttive alle giovani lost generations americane (ma non solo, viste le cospicue vendite di questo YOUTH ). Una “missione” che il Nostro pare aver intrapreso dopo la più classica delle gioventù bruciate, spesa tra droghe e dischi dei Grateful Dead – non sia mai! – e giunta al capolinea dopo una folgorazione spirituale successiva a un viaggio in Terra Santa. Folgorazione che non solo fa rinsavire il giovane, ma lo trasforma anche in un seguace della setta ultraconservatrice Lubavicher, con tanto di regole tutte particolari riguardo alla convivenza con l’altro sesso – sembra che il nostro non possa nemmeno stringere la mano alle reporter donne -, l’impossibilità di esibirsi e utilizzare elettricità in determinati periodi dell’anno, norme sull’alimentazione. E così, al grido di “Youth is the engine of the world”, Matisyahu porta in tour le vibrazioni “positive” di questo secondo episodio discografico edito a suo nome, mescolando ritmi caraibici a testi tutt’altro che da parental advisory, innamoramenti etnici e inclinazione pop alla Youssou N’Dour, rap metropolitani e buonismo spicciolo, con la speranza di risvegliare le coscienze, rimettere in carreggiata le anime perse e, perché no, vendere una vagonata di dischi. Un affare milionario che il gigante Sony ha fiutato da un pezzo e sta’ promuovendo su scala mondiale.
Caso discografico dell’anno o l’ennesimo idolo pop plastificato costruito a tavolino? Doveroso quanto necessario interrogarsi. Noi optiamo per entrambe le ipotesi, con un occhio alla musica – piacevole, talvolta piuttosto interessante, ma lontana dall’apparire sconvolgente come qualcuno la vorrebbe far sembrare – e uno alla mitologia spiccia, da dare in pasto alle giovani Mtv-coscienze.

Fabrizio Zampighi