|
Tracklist
01. Ragazzi di
oggi
02. Morte a 33 giri
03. Vivan las cadenas!
04. L’inverno precoce
05. Maria De Filippi (una vergine tra i morti viventi)
06. Sistemo l’America e torno
07. ?Uma.no
08. Finché la borsa va lasciala andare
09. Sottosopra
10. Allargando le braccia
11. …
12. Una canzone riciclata
|
Maisie
- Morte a 33 giri
(Snowdonia - Seahorse / Audioglobe, 2005)
Prima
o poi doveva uscire, mimetizzata tra le numerose pubblicazioni della
sempre feconda Snowdonia, anche la nuova fatica di Cinzia La Fauci e
Alberto Scotti, zoccolo duro della stessa etichetta nonché esponenti
di quell’interessante mosaico sonoro che risponde al nome di Maisie.
“MORTE A 33 GIRI”, questo il titolo del disco, un’opera
che rappresenta un sunto efficace dell’intelligenza creativa del
combo applicata alla melodia – questa volta in italiano e perché
no, all’italiana – senza le banalità che spesso accompagnano
forme espressive legate alla tradizione italica analoghe per indole
ed obiettivi.
Per il nuovo viaggio i due musicisti si attrezzano chiamando a raccolta
un pugno di amici, tra cui Bugo, Stefania Pedretti, Alfredo Spinelli,
Paolo Messere, Carmen D’Onofrio, convinti di poter fondere in
un’unica creatura, elettronica anni Ottanta e strumentazione folk,
campionamenti moderati e coscienziosa ricerca armonica.
Ne escono dodici tracce piuttosto stratificate, caratterizzate da atmosfere
decadenti e vagiti new wave, sviluppo lento e testi che parlano di adolescenza
svanita, in cui la vena surreale del gruppo fa il verso al pop laccato
di vent’anni fa senza apparire pomposa o superficiale.
Di particolare interesse il trip vacuo di Maria De Filippi,
l’Heroin post-industriale di Sistemo l’America
e torno, l’omaggio ai Kraftwerk di Una
canzone riciclata, le derive quasi orientaleggianti di Morte
a 33 giri, la Rettore di Finchè la
borsa va lasciala andare. Brani in cui il violino insegue le basi
elettroniche, la fisarmonica divide il palco col basso, l’armonica
a bocca dialoga con lo xilofono, in una girandola di contrappunti strumentali
spesso quasi fin troppo dispersivi nella loro abbondanza, tuttavia mai
scelti a caso.
Una convivenza di stimoli che fa di “MORTE A 33 GIRI” un’opera
fondamentalmente riuscita, adatta ai nostalgici della decade dell’effimero
– appunto gli anni Ottanta – ma anche a coloro che non si
rassegnano a dover consumare – abitudine dei tempi moderni - soltanto
musica da una botta e via.
Zampighi
Fabrizio |