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Tracklist
01. Skilled at something
02. Kosuth youth
03. Honey
04. Cane nero del Congo
05. Carry on devoted forced laughs
06. Stupid rock’n’roll
07. Ocean
08. Play guitar as a job
09. Happy hiped hippy (with a whip)
10. Ballad of the bleeding man
11. Time for love
12. Polyplastic
13. Chissà
14. Returning to my own bed
15. Happy end
16. A silly thing to do
17. Zalien
18. Anytime
19. Can you imagine me
20. Birdsong
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Larsen
Lombriki - Free From Deceit Or Cunning
(Rotor Audio Club - Snowdonia / Audioglobe, 2005)
La musica
dei Larsen Lombriki è un deserto incandescente, una strada polverosa,
un’indefinibile inquietudine. Desolata e volatile frontiera musicale
capace di interfacciare a primordiali istinti rockabilly toccate e fuga
sintetiche, a feroci rigurgiti di chitarra vaghi corollari danzarecci,
a ricordi swinganti postindustriali blues senza pedigree.
Un immaginario che spazia dalla follia dei primi Birthday Party
con Honey e Stupid Rock ‘n’ Roll allo
stillicidio formale del free jazz più destrutturato
con Carry On Devoted Forced Laughs, dalle improvvisazioni minimali
ed estemporanee di Polyplastic e Birdsong agli accenni
psychopop di Kosuth Youth, dal Lou Reed in
salsa garage con Time For Love all’elettronica sporca
di Chissà. Nel gioco selvaggio delle citazioni meriterebbero
un posto d’onore anche i Blues Explosion di Jon
Spencer e i Morphine di Mark Sandman, non fosse altro
perchè esponenti di quella scuola musicale - a cui i Larsen Lombriki
dimostrano di aver studiato - che fa dell'estremizzazione dei generi
un'assioma imprescindibile.
Il tutto nasce e muore nel giro di tre minuti, lasciando giusto il tempo
di raccapezzarsi tra i suoni sconnessi che arrivano dalle casse. Una
tendenza all’essenzialità ed alla frammentazione garantita
dal ricorso ad una strumentazione minimale – chitarra, basso,
sax, campionatore, batteria elettronica, tastiera – spesso ridotta
all'osso.
Tra i rumori scabrosi e le ritmiche ipnotiche del disco si coglie però
anche una certa cura formale, un mestiere che consente al gruppo di
compenetrare i diversi stimoli e dar vita ad un suono claustrofobico
e sotterraneo come pochi, tuttavia capace di rinnovarsi ed attrarre.
Che poi lasciarsi rapire dalla formula musicale dei Larsen Lombriki
significhi cedere a schizofreniche eiaculazioni ed a scapestrati sussurri
poco importa.
Zampighi
Fabrizio |