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Tracklist
01.
Universal Daughter
02. I Do Dream You
03. Tiny Holes
04. Circles Of Sorrow
05. The Garden (part one)
06. Hessesopoa
07. The Garden (part two)
08. Golden Drawings
09. Liquid Coffee
10. Nothing Makes Sense
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Jennifer
Gentle - Valende
(Sub Pop, 2005)
In Italia,
si sa, un po' ci si arrangia, tanto più in un ambiente squattrinato
e figlio delle necessità com'è quello della discografia
indipendente. Un universo in cui tuttavia, può accadere di tutto,
anche che una band pressoché sconosciuta ai più e attiva
soltanto da un lustro riesca non solo ad ingraziarsi il mercato statunitense
ma anche a conquistare il cuore intasato da fuzz e riverberi dei patriarca
della Sub Pop.
Già, la Sub Pop. I trentenni di oggi non possono che provare
un sussulto al cuore sentendo parlare di nuovo dell’amorevole
levatrice di quel grunge che tra Ottanta e Novanta sconvolse gli animi
e le classifiche di mezzo mondo grazie a band del calibro di Nirvana,
Mudhoney, Soundgarden. Come del resto non rimarranno indifferenti coloro
i quali riconoscono alla versione duemilacinque della label di Seattle
il merito di sostenere un’idea di pop melodico pregevole e piacevolmente
sghembo.
Proprio a quest’ultima categoria musicale fa riferimento la band
in questione, quei Jennifer Gentle – al secolo Marco Fasolo e
Alessio Gastaldello – che forti di un nuovo lavoro sospeso tra
folk e traballanti scenari lisergici, atmosfere oniriche e pop a 45
giri, esce ora sotto l'elgida della label americana.
I due titolari del progetto non tradiscono le attese, confezionando
un disco che lavora sull'omogeneità più che sulla dispersione
– diversamente da quanto fatto ai tempi dell’esordio “I
AM YOU ARE” -, su un suono mutante e dall'innegabile spessore
creativo.
A dimostrarlo una
Universal Daughter in bilico tra chitarre à la Pink
Floyd versione Syd Barrett e un kazoo irriverente, una I
Do Dream You contagiata dal garage americano dei Sixties, il Beck
al ralenty di Tiny Holes o l’incedere sgangherato quasi
da cartoon di Nothing Makes Sense. Quello che non riesce all’immediatezza
dei brani citati, ovvero creare veri e propri scenari sonori in cui
perdersi, è compito degli episodi centrali del disco. La suite
pressoché ininterrotta costituita dal succedersi di Circles
Of Sorrow, The Garden (part one), Hessesopoa, The Garden (part two),
Golden Drawings sa di chitarre acustiche e Glockenspiel, flauti
e percussioni, rumori di fondo e Harmonium e costruisce un’ambientazione
quasi favolistica nei toni, preda di varietà cromatiche roboanti
e romantiche visioni chimiche.
Uno degli episodi migliori dell'anno questo "VALENDE", che
dimostra come una band italiana possa, talvolta, impartire lezioni di
stile anche oltreoceano.
Zampighi
Fabrizio |