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Tracklist
01.
Untitled # 1
02. From Your Favourite Sky
03. Life In A Day
04. Here For The World
05. A Strange Arrangement Of Colours
06. Cuckoo
07. Mermaids
08. Proof
09. Sold As Seen
10. Not A Reasonable Man
11. 3 Feet Tall
12. The Same Deep Water As Me
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RECENSIONE
"GODS & MONSTERS" |
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I'm
Kloot
- I'm Kloot
(Echo,
2003)
Qualche
tempo fa, se eri uno che seguiva l’evolversi dell’universo
musicale indie potevi sentir parlare di New Acoustic Movement
ovunque. Le principali testate non facevano altro che intervistare gruppi
che professavano una fede assoluta nelle sonorità più
“primitive” del pop – pur dichiarandosi estranei al
N.A.M. - e che esprimevano tale fede attraverso opere prive di qualsiasi
“intervento” elettrico.
Cosa è rimasto oggi di quel periodo? C’è da dire,
poco o niente.
Come spesso accade per gran parte delle “novità”
promosse dalla stampa di settore, il N.A.M. è durato appena il
tempo necessario perché ci si accorgesse della sua esistenza
per poi sparire nel nulla, rispedendo la maggior parte dei propri rappresentanti
verso un inevitabile anonimato.
Qualcuno tra i gruppi che allora vantavano una “dovuta”
rispettabilità però esiste ancora e tutt’ora confeziona
opere di un certo spessore. Mi vengono in mente nomi quali Turin
Brakes, Belle & Sebastian e, soprattutto,
I’m Kloot.
Proprio loro se ne escono quest’anno con il secondo episodio della
serie intitolato semplicemente “I’M KLOOT”, episodio
che pare, sin dalle prime battute, degno successore di quel tanto chiacchierato
esordio che fu, nel 2001, “NATURAL HISTORY”.
Il disco, allestito con la consueta eleganza dal gruppo, non nasconde
l’intento di voler creare, grazie al palpabile senso di malinconia
ed inquietudine che si respira nelle dodici tracce, un quadro dai toni
crepuscolari e vagamente onirici, debitore nei confronti di certa psichedelia
inglese targata Robyn Hitchcock. Le note essenziali
che si alzano dai solchi tracciano contorni policromatici all’interno
dei quali si muovono melodie fatte di pop deviato e cantautorato minimale,
accenni jazz e squarci di innegabile intensità emotiva, melodie
nate, ancora una volta, dalla penna ispirata di John Harold Arnold Bramwell.
La scelta fatta dal gruppo questa volta, trascende, negli arrangiamenti,
la dimensione puramente acustica e non nasconde una necessaria –
quanto naturale - infatuazione per le chitarre elettrificate. È,
però, un ricorso all’effettistica misurato, che ha come
scopo principale il creare suoni avvolgenti e posati, in grado di rendere
al meglio la ricerca melodica compiuta dai musicisti.
Chi aveva apprezzato “NATURAL HISTORY” per l’ originalità
delle armonie e per la struttura scarna ma intrigante, storcerà
forse un po’ il naso ad un primo ascolto reputando “I’M
KLOOT” troppo convenzionale. Sarebbe però un errore fermarsi
soltanto alla superficie, dal momento che il disco - meno immediato
del predecessore ma più maturo - mantiene il proprio fascino
nel tempo, permettendo a chi gli si avvicina di cogliere, di volta in
volta, sfumature sempre diverse.
Zampighi
Fabrizio |