Tracklist

01. No direction home
02. Gods and monsters
03. Over my shoulder
04. An ordinary girl
05. The stars look familiar
06. Strange without you
07. Astray
08. Hong kong lullaby
09. Sand and glue
10. Avenue of hope
11. Dead men’s cigarettes
12. Coincidence
13. I believe

 

RECENSIONE "I'M KLOOT"

I’m Kloot - Gods & Monsters
(Echo / Pias, 2005)

A due anni dal precedente, omonimo, disco, tornano gli I’m Kloot di John Harold Arnold Bramwell con tredici episodi dallo stile raffinato e minimale. Uno stile ormai riconoscibile, radicato nelle trame acustiche leggermente jazzate dell’esordio “NATURAL HISTORY”, reso più corposo dall’intimismo elettrico e vagamente espansivo di “I’M KLOOT” ed ora in procinto di mutare nuovamente tra le pieghe di questo “GODS AND MONSTERS”.
L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una proposta che sintetizza in modo piuttosto equilibrato le precedenti esperienze musicali del gruppo, una sorta di pop da camera artigianale in cui convivono sobrietà espositiva ed arrangiamenti ragionati.
Il punto di partenza rimane una certa secchezza formale costruita su suoni puliti di chitarra, basso e batteria e unita a saltuari accenni di pianoforte, tromba e pedal steel, per una musica dall’estetica rotonda e l’innegabile appeal. Dalle derive strumentali della band emergono, come di consueto, i vocalizzi dimessi di Bramwell che pur tradendo gli evidenti riferimenti stilistici – uno su tutti, Robyn Hitchcock dei Soft Boys – ben si adattano al tono generale di brani raramente sopra i tre minuti.
L’opera si apre inaspettatamente con il battere inquietante di No Direction Home e Gods & Monsters – episodi che per certi versi richiamano elementi sonori ormai consolidati della psichedelia inglese più leggera – per poi riavvicinarsi ad atmosfere “in linea” con la tradizione melodica klootiana: Over My Shoulder è New Acoustic Movement fuori tempo massimo, An Ordinary Girl suona onirica e morbida quanto un paesaggio crepuscolare, Strange Without You ha i colori di un divertissement di Badly Drawn Boy, Astray è minimalismo anglosassone allo stato puro. Il resto del disco scivola via piacevolmente e senza particolari scossoni, tra uno strumentale imprevisto come Hong Kong Baby, il jazz-pop di Dead Men’s Cigarettes e una I Believe che con i suoi arpeggi continui e il finale piuttosto ipnotico ricorda vagamente i Coral più bucolici.
Con “GODS AND MONSTERS” gli I’m Kloot dimostrano di saper scrivere musica semplice ma non banale, curata e di buon impatto, il cui unico difetto è paradossalmente l’eccessiva attenzione riservata al dettaglio a discapito di un intensità emotiva leggermente fuori fuoco rispetto al passato.
Considerazioni tecniche opinabili che non impediscono comunque di ritenere il disco in questione l’ennesima prova convincente di una delle sigle più rispettabili del panorama musicale europeo.

Zampighi Fabrizio