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Tracklist
01. Pijama’o’Rama
02. Golo80se
03. Fantajma
04. Kangaroo Vs Bear
05. Solofone
06. Kgphono
07. Melotone
08. Clownsclan
09. Woodhood
10. Calomore
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Gomma
Workshop– Cantina Tapes
(Madcap
Collective – Snowdonia / Audioglobe, 2005)
Vittorio
Demarin è un musicista poliedrico, un sarto del campionatore,
un cervello tinto dei colori dell’arcobaleno, un’anima adulta
che non ha perso il piacere infantile della scoperta. E’ sufficiente
ascoltare quello che pubblica con lo pseudonimo di Gomma Workshop per
rendersene conto: idee e riferimenti dei più disparati sotto
forma di sovraincisioni, cesure, suoni pulsanti, affastellamenti strumentali,
loop, spesso assemblati col fine di creare vere e proprie colonne sonore.
Come nel caso di Almanacco, la serie di animazioni
realizzata dallo stesso musicista, le cui immagini prive di commento
dipendono in tutto e per tutto dalla musica - nello specifico i "CANTINA
TAPES" - e costituiscono al tempo stesso una giustificazione visiva
a suoni tanto ricchi e inebrianti.
In un approccio dal genere il vero problema è riuscire a creare
ponti melodici stabili che possano rendere per lo meno credibile il
lavoro di taglia e cuci alla base dell’opera e Demarin dimostra
di saperlo fare, compilando con successo – diversamente da quanto
accaduto ai tempi dell’esordio discografico “ALMANACCO MODERNO”
meno coerente e più sfilacciato – un fluire armonico morbido
e gradevole.
I “CANTINA TAPES” si nutrono di umori sintetici e registrazioni
d’antiquariato, musica concreta e strumenti suonati – tra
cui archi, sax, arpa, fagotto, clarinetto, fisarmonica, batteria, contrabbasso,
tastiere -, parentesi scherzose e rumori da cartoon, sonorità
giocattolo e cambi di rotta improvvisi. Se Clownsclan è
Paolo Conte in salsa mitteleuropea e Pijama’o’Rama
un collage schizoide di elettronica e melodie cinesi, Calomore
è trip-hop free per sintetizzatore e ottoni, Solofone
è jazz liquido per wurlitzer e ronzii di mosche, FantaJma
una collezione di voci sotterranee e chanson francese, Kgphono
un valzer mutante da giostra di Natale.
Brani che si configurano come una sorta di zapping sonoro impossibile
da decifrare e trattenere ad un primo ascolto ma sintomatico di un lavoro
da certosino sui suoni e un linguaggio dalla complessità sottile.
Zampighi
Fabrizio |