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Tracklist
01.
Call it a day
02. Please remember me
03. Sounds like rain
04. Bus stop
05. Matter of time
06. We don’t Care
07. Travel in space
08. Me and my dreams
09. All your body brokens clues
10. Your perfect skin line
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RECENSIONE
"COME HOME" |
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LIVE
LA TENDA, 2007 |
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INTERVISTA,
2007 |
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Franklin
Delano - Like A Smoking Gun In Front Of Me
(Madcap / File 13, 2004)
Sovradimensionare
le attese, depurare le tensioni, tracciare solitari isolamenti, sotterrare
congiunzioni meccaniche in favore di sfibranti danze introspettive.
I Franklin Delano ci riprovano, questa volta con maggiore convinzione
e le spalle coperte da un’interessante partnership discografica
tra l’italianissima Madcap Collective e l’americana File
13. E ci riprovano dando alle stampe un disco convincente e godibile,
non troppo distante nei contenuti dal predecessore “ALL MY SENSES
ARE SENSLESS TODAY” ma più attraente ed attento ai dettagli.
Forti della produzione di Brian Deck (Red Red Meat, Califone nonché
alla consolle per Modest Mouse e Iron and Wine) la band bolognese confeziona
un’opera che parte dalle depressioni morbide di un alternative
folk di confine – americano – e si concretizza in ballate
dallo svolgersi lento ma inesorabile, talvolta vagamente rumoriste,
spesso solcate da vibrazioni riconducibili alla psichedelia più
eterea. Arpeggi acustici si mescolano a lontane percezioni dissonanti
di chitarra elettrica, ritmiche quasi impalpabili convivono con tessiture
armoniche asciutte di pianoforte, atmosfere fumose convergono verso
melodie trattenute o appena accennate, arrangiamenti misurati camminano
tra alternanze di silenzi e suoni ricchi di sfumature.
Il tutto dà luogo ad un’esperienza d’ascolto non
immediata nell’appeal ma dal gusto persistente, forse
non sostenuta da marchingegni promozionali lucidi e spietati –
difficile scorgere tra gli episodi in scaletta un potenziale brano-traino
– ma forte di un’autocoscienza esplicita e di un livello
qualitativo davvero apprezzabile. I referenti stilistici hanno il nome
di Will Oldham, Wilco – solo
per citarne un paio -, anche se la band di Paolo Iocca dimostra di saper
rielaborare gli spunti iniziali in maniera personale ed autonoma.
Call It a Day è un’apertura dai toni impastati
ed onirici, Matter Of Time un blues malinconico in bianco e
nero, Me And My Dreams ha l’odore del country-folk meno
scontato, We Don’t Care è acqua profonda dai suoni
gorgoglianti, Your Perfect Skin Line è cielo plumbeo
che si addensa in vista del temporale.
Non c’e’ un solo momento interlocutorio o superfluo nel
disco, nulla che faccia pensare all’autoreferenzialità
o al fraseggio fine a sé stesso. Soltanto dieci tracce al rallentatore
che oltre a possedere un intensità emotiva considerevole, confermano
il talento di una realtà nostrana entusiasmante e fuori dagli
schemi.
Zampighi
Fabrizio |