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Tracklist
01.
Per un analisi del fenomeno Beat
02. 4 omini e 4 gatti
03. I capelloni si lamentano
04. Ricami di bile
05. Il paradiso degli uomini fottuti
06. Un libro
07. L’uomo e la donna
08. Ciao caro
09. Imprecazione n.14
10. L’inizio di un film
11. Sfasciare delle macchine in giugno
12. Amore utilitario
13. I bastardi
14. Faccio tutto domani
15. La libertà
16. L’elastico
17. Lettere al direttore: “Dobbiamo dare l’ostracismo ai
Beatles?”
18. Una volta ancora
19. Ballata del figlio intelligente
20. Cresci?
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Franco
Beat – Vedo Beat
(Snowdonia / Audioglobe, 2006)
C’era
una volta “VEDO NUDO”, di Dino Risi.
Un film a episodi con Nino Manfredi e Sylva Koscina ma anche uno dei
tanti tentativi di affrontare con leggerezza l’argomento “sesso”
in un momento storico in cui parlare di certi temi era ancora tabù.
A quei tempi, in questo genere di pellicole, ci si doveva accontentare
di un voyeurismo dilettante, forse un po’ sgangherato, che alludeva
invece di dire, che scopriva ma non mostrava, ma quale fascino l’ingenuità
racchiusa nella voglia di liberarsi dai vincoli conservatori del passato
grazie a uno slip a vita bassa, quale meravigliosa innocenza i tagli
a caschetto e le stoffe variopinte indossate dalle ammiccanti protagoniste.
Cosa centra “VEDO BEAT” con questi film? Nulla o quasi,
anche se il disco di Franco Naddei oltre a richiamare apertamente gli
anni sessanta, riassume un po' la logica alla base degli stessi, in
un collage di manufatti imperfetti ma affascinanti, fuori dal tempo
e lontani dalle estetiche attuali, dove l’ironia e il ricordo
affezionato diventano un’arma contro l’appiattimento culturale
contemporaneo. Un progetto che prende il via dal libro “MONDO
BEAT” edito da Stampa Alternativa, per poi trasformarsi in una
riflessione a tutto tondo sulla società moderna in forma di poesia
– grazie alle rime di Ennio Flaiano, Marcello Marchesi, Silla
Ferradini –, frammenti letterari e brani musicali.
Dal punto di vista del suono si parla spesso di beat, sia esso il nonsense
in allitterazione di 4 omini e 4 gatti, il sound alla Montefiori
Cocktail di Ricami di Bile o il pianoforte–fuzz
di Ciao Caro, anche se i confini di genere risultano, alla
fine, soltanto fittizi: Un libro è punk involontario
e scoordinato, Sfasciare delle macchine in giugno è
un rock-funk robusto, Amore utilitario è la parentesi
elettronica del disco, Una volta ancora quella leggermente
psichedelica. Il resto è una centrifuga di idee brillanti, intuizioni
narrative efficaci, rime calibrate che oltre a divertire e far riflettere
consegnano ai posteri un autore di musica in agrodolce dal peregrinare
leggero, incontrollato ma inspiegabilmente lucido.
Fabrizio
Zampighi |