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Tracklist
01. Dubito
02. Frammenti di un incubo
03. A volte i togni t’avvelano
04. Pensiero primitivo sottopelle
05. E’ tempo di…
06. Crepuscolo
07. Scherzi da schermo
08. Insonne
09. Cat – d – mon
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Fausto
Balbo - Falbo
(Snowdonia / Audioglobe, 2004)
Qualcosa
cade a terra.
Il rumore sordo si trasforma in una sorta di aura fatta di suoni ampi
ed ipnotici, dal ritmo regolare. Si sente scorrere dell’acqua.
Improvvisamente compaiono due voci. Due persone che parlano senza aprire
bocca, semplicemente emettendo mugugni indistinti. Pare che si capiscano
però.
Inizia un susseguirsi continuo di percussioni che assomigliano a campane
in scala ridotta ma che campane non sono. Qualcuno parla di nuovo. Tutto
va in riverbero e sparisce.
Suona così la prima delle nove tracce che compongono il nuovo
disco di Fausto Balbo. Per le altre manteniamo il riserbo e vi invitiamo,
se non l’avete già fatto, ad affrontarle al più
presto una ad una, procurandovi questo “FALBO”.
Pensateci bene prima di farlo però, sintonizzate le vostre sinapsi.
Il disco potrebbe avere effetti devastanti se siete persone a cui piacciono
le canzoncine da tre minuti “strofa-strofa-ritornello-strofa”.
Voci distorte squarciano silenzi sconvolgenti ed inquieti, disturbi
radiofonici si mescolano ad urla selvagge, trilli anarchici di telefoni
e sveglie digitali si fondono ad effetti laser rubati alle arcades
anni ottanta. Nulla è scontato, nulla è rassicurante.
L’autore mescola con la naïvetè di un bambino
campionamenti tratti da pellicole cinematografiche e suoni scomposti,
ritagli di pop culture e parabole infantili sconclusionate,
leggerezze oniriche e rumori che ricordano il trapano del dentista.
E lo fa fregandosene allegramente di dare al materiale anche un minimo
di estetica riconducibile ad una qualsiasi struttura - canzone. Lo fa,
anzi, esaltando il più possibile il lavoro di taglia e cuci alla
base del progetto.
Non esiste ritmica che indirizzi le dilatate riflessioni in forma di
suite che compongono il lavoro, se non quella determinata dal
succedersi dei suoni. Non esistono chitarre come Dio comanda. Qualche
sintetizzatore forse, o una tastiera. Come se non bastasse, da novello
Einsturzende Neubauten quale probabilmente si sente,
il Balbo provvede personalmente ad arricchire di suoni prodotti da strumentazione
priva di brevetto e – a quanto ci è dato di sapere –
artigianale, le stranezze già di per sé destabilizzanti
contenute nel disco. Un risultato che si configura come un attentato
alla salute mentale di qualsiasi ascoltatore ma che è al tempo
stesso, in quanto frutto di una fantasia coraggiosa e libera da schemi,
esperimento entusiasmante ed in grado di stimolare.
Potremmo parlare di questo cd in termini di colonna sonora o musica
strumentale d’ambiente ma in entrambi i casi non gli renderemmo
giustizia perché è molto di più. “FALBO”
è gioco, sperimentazione, voglia di evadere, musica visiva.
Forse non sarà l’ascolto più adatto per una serata
romantica o una tranquilla domenica mattina di riposo ma poco importa.
Di gruppi adatti all’occasione ce ne sono già tanti, di
Fausto Balbo uno soltanto.
Zampighi
Fabrizio |