Tracklist

01. Intro
02. Tell you a secret
03. Police
04. Seeds
05. It’s raining smiling tunas, dear C. Lee
06. Brain
07. Millhouse
08. I was in coma then I woke up and I asked for a milkshake
09. Heartbeat
10. Indie labels
11. Butterflies and bats
12. Three musicians getting unknown
13. God speed you my nurse

 

INTERVISTA, 2005
RECENSIONE "FATHER MURPHY"
RECENSIONE "WHEN GROUND FIGURES..."
LIVE GANESH, 2007



 

Father Murphy - Six Musicians Getting Unknown
(Madcap Collective, 2005)

Che si creda alla storia della rivelazione mistico–allucinatoria narrata tra le note del booklet o si renda semplicemente merito alla creatività straripante del combo trevigiano, una cosa la si può comunque sottolineare: quello che abbiamo tra le mani corre seriamente il rischio di diventare uno dei migliori dischi dell’anno. Fatto di per sé strano, se si pensa che a pubblicarlo è una band sconosciuta ai più ma tant’è.
Con "SIX MUSICIANS GETTING UNKNOWN" i Father Murphy confezionano un lavoro maturo e omogeneo, capace di ordinare le prove tecniche di trasmissione dell’esordio discografico in tredici tracce effervescenti impastate da una personalissima verve lisergica. Un tributo all’irriverenza ed alla giocosità bambinesca che mostra tra le righe l’imprinting dei padri fondatori del genere oltre a miriadi di riferimenti differenti. Citare il Syd Barrett dei due episodi solisti, impegnato nell’ombra a tirare le fila di un lavoro dagli arrangiamenti generalmente acustici, ci pare inevitabile, come del resto rilevare le dissonanze dei Nirvana, le lentezze marziali dello slowcore, l’indie americano. Un coacervo di stili che i Father Murphy eleggono a proprio marchio di fabbrica, tanto brillante nel suo essere uno e nessuno da lasciare a bocca aperta, così immediato e sanguigno da venire erroneamente scambiato per palese ingenuità grammaticale.
Un errore, lasciatecelo dire, imperdonabile.
Per averne testimonianza si presti attenzione al deragliante incedere di Tell you a secret – il cappellaio matto non è mai stato così vicino – o agli umori quasi grunge di Seeds, al pop zoppicante dell’irresistibile It’s raining smiling tunas dear C. Lee o alle deformazioni psichiche di Brain.
"SIX MUSICIANS GETTING UNKNOWN" è folk – Millhouse e Indie labels –, psichedelia scanzonata – Heart beat -, musica lucente come il cofano di una vecchia Plymouth e scapestrata alla maniera dei disegni di un infante, strafottente come l’effige dei Rolling Stones e dannatamente piacevole.
Ma soprattutto, al pari dell’ultimo Jennifer Gentle, un disco artigianale e appiccicoso, di quelli fascinosi dell’età del vinile che a dispetto del trascorrere del tempo non si smetterebbe mai di riscoprire.

Fabrizio Zampighi