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Tracklist
01.
The trigger
02. Nothing wrong
03. Liquid center (Christmas time)
04. Sunset 11/8
05. Some guitars are hard to play
06. Rollercoaster
07. American Coffee
08. Warnings
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INTERVISTA,
2005 |
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RECENSIONE
"SIX MUSICIANS GETTING UNKNOWN" |
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RECENSIONE
"WHEN GROUND FIGURES...." |
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LIVE
GANESH, 2007 |
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Father
Murphy - Father Murphy
(Madcap Collective, 2001)
Laboratorio immaginario
in cui convergono idee musicali antitetiche, prontuario del self-made
e della creatività casalinga, piccolo gioiello indie dalla spiccata
leggerezza pop.
Definizioni irrimediabilmente fantasiose quelle appena citate, che pur
delineando per sommi capi il contenuto di questo "FATHER MURPHY"
non ne giustificano la ragion d’essere, pur circoscrivendone l’ambito
semantico non offrono una panoramica sufficientemente chiara dei variopinti
umori presenti al suo interno.
Sarà forse per il lessico sfuggente o l’approccio poco
ortodosso, le differenze formali o le intuizioni destabilizzanti ma
il primo episodio discografico del gruppo trevigiano ci pare musica
di difficile classificazione, minimale e sintetica al tempo stesso,
a fuoco e nel medesimo istante dispersiva, vaneggiante e in ugual misura
familiare.
Una familiarità che sfrutta il quattro quarti e le chitarre acustiche
di Trigger per costruire un sentito omaggio al taglia e cuci
beckiano, gli accordi sghembi di Nothing Wrong per rinverdire
i fasti dell’arte visionaria di Syd Barrett,
il violino di Sunset 11/8 per navigare sulle placide acque
del folk più minimale, le ruvidezze sperimentali di Rollercoaster
per scoprire un improbabile convivenza tra i Brian Johnstone
Massacre e i 13th Floor Elevator.
Ciò che emerge dalla musica scalpitante del gruppo è un
mix di melodie gradevoli e handicap razionali, frammenti convenzionali
e spigoli improvvisi, un pourpourri di espressioni capace di
donare ad un viso grottesco e dai tratti somatici inquietanti il fascino
sottile dell’incongruenza.
I Father Murphy riassumono in otto brani il proprio background musicale
spremendolo fino alla buccia, riordinano intuizioni a prima vista inconciliabili
per ricavarne musica, col fine di ottenere un disco legato al cordone
ombelicale di un’infanzia ormai lontana ma tutt’altro che
ingenuo, piacevolmente caotico e foriero di grandi promesse.
Zampighi
Fabrizio |