Tracklist

01. The World Comes Around
02. Human Perversion
03. Fear Of Love
04. Play
05. Red Eyes
06. Waiting On A Friend
07.God
08. We All, We'll Wait In The Fire
09. Don't You Think
10. I Threw'em AllOff
11. Did You Hit Me?
12. Prison

 

Don Quibòl – Don Quibòl
(Canebagnato, 2006)

C'è un senso di attesa. Talvolta inquietante, più spesso anticamera di rabbiose esternazioni.
I fraseggi si chiudono abbracciando un moto circolare, quasi a formare una raggiera in cui tutto converge verso un sol punto; le chitarre sfrigolano; la batteria si fa pressante.
The World Comes Around cattura con i suoi feedback Mark Lanegan e i Low , li spara sotto il cielo di piombo di Human Perversion, per poi finirli con le malinconie angoscianti di Fear Of Love: un matrimonio pagano speso tra accordi in minore e paesaggi glaciali che solo alla quarta traccia – non a caso intitolata Play - si scioglie per mostrare un angolino di sole. Nel mentre si naviga a vista tra folk decadente e improvvisi ritorni di fiamma, reminiscenze vedderiane e secchezze elettro-folk: litri e litri di profondi chiaroscuri che fluttuano nervosi tra la polvere e le ombre all'orizzonte.
Paolo Saporiti lo trovate proprio lì, tra il buio e la luce, impegnato a torturare la sapiente scrittura già messa in mostra ai tempi di The Restless Fall col battito incessante dei tamburi di Lucio Sagone e le chitarre elettriche di Christian Alati, donandole l'aspetto di un specchio d'acqua appena increspato (Red Eyes, Waiting on a Friend), o magari di un mare sconvolto da flutti ingovernabili (God). Un sentire ruvido e sconnesso, sdrucito e analogico, fisico e poetico al tempo stesso, che alla fine non si discosta di molto dalle ritrosie esistenziali noir di Cesare Basile.

Fabrizio Zampighi