Tracklist

01. Deadwood
02. Doctors And Dealers
03. Bang Bang You're Dead
04. Blood Thirsty Bastards
05. The Gentry Cove
06. Gin & Milk
07. The Enemy
08. If You Love A Woman
09. You Fucking Love It
10. Wondering
11. Last Of The Small Town Playboys
12. B.U.R.M.A.

Dirty Pretty Things – Waterloo To Anywhere
(Universal, 2006)

Non deve essere facile convivere con Pete Doherty. Uno che non sai mai dove stia con la testa, che un giorno tira fuori un disco come UP THE BRACKET e il giorno dopo ritrovi collassato o intrattabile, vittima dei consueti e ormai straconosciuti problemi di droga. Uno che con i suoi Libertines ha fatto intravedere per un attimo il futuro (roseo) del rock’n’roll per poi venir travolto dal rock’n’roll stesso e dai suoi eccessi.
Chi, come Carl Barât, quei Libertines li ha visti crescere, maturare, conquistare platee europee importanti, deve aver provato una sofferenza immane vedendo tutto il lavoro degli anni passati pregiudicato dalle dipendenze pericolose e dagli atteggiamenti a rocker navigato – aggiungiamo noi, fuori tempo massimo - dell’amico. Come insopportabili devono essergli sembrati i continui ritardi nella pubblicazione dei dischi, le attese sfiancanti nella speranza di recuperare l’armonia perduta, i conflitti da affrontare ogni volta che c’era da buttar giù qualche nuova idea.
La soluzione poteva passare soltanto per un progetto collaterale, che agisse da diversivo, da catalizzatore di energie e consentisse al Nostro di pubblicare il materiale composto nei numerosi momenti di stasi obbligata. Così è stato, anche se contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, il primo disco dei Dirty Pretty Things finisce per non discostarsi molto dall’estetica del gruppo madre, riprendendone anzi in toto i caratteri formali, quasi a volersi auto-eleggersi a possibile via di fuga nel caso di un eventuale – e a questo punto non tanto ipotetico – naufragio dei Libertines.
Che sia un modo per pararsi le spalle giocando d’anticipo o un’ irreprimibile necessità d'esprimersi, resta comunque un fatto: i brani di WATERLOO TO ANYWHERE non sono inferiori a quanto partorito dalla premiata ditta Doherty - Barât. Merito di un’immediatezza che convince, di una compattezza ritrovata, di un razionalismo strutturale inedito. Il lessico di riferimento è ancora il punk-rock inglese di fine anni 70, in primis dei mentori/modelli Clash, citazione che si traduce in dieci brani chitarra, basso, batteria, che sprizzano “inglesitudine” ed energia da tutti i pori e strizzano l’occhio a un attitudine melodica dai risvolti quasi pop. Nel computo dei pro e dei contro gioca un ruolo fondamentale il “tiro” di proiettili come Dead Wood, Gin And Milk, Bang Bang You Are Dead, splendida catarsi di batteria e chitarra pensata per far muovere i vostri jeans sdruciti e le vostre Converse, mentre alla voce "difetti" si potrebbe citare la mancata cura di alcune linee melodiche e in generale, una smaccata faciloneria estetica.

Fabrizio Zampighi