Tracklist

01. I Love You Too
02. Babbling Flower
03. Everything’s Is Going On
04. The Whirlings
05. Wayfarers All
06. Good Moaning
07. Golden Cloud
08. Me And The Devil Blues
09. Shivering King
10. She’s Mine
11. Heaven
12. Raise The Sails

 

RECENSIONE "FEATHERS"

Dead Meadow - Shivering King & Others
(Matador, 2003)

Prendete un gruppo come i Black Sabbath, quelli di Planet Caravan per intenderci, quelli più visionari e narcotici. Imbrigliate il suono originale in strutture oscure e ripetitive, con una sei corde che disperda visioni acide e distorte in forma di riff, con un basso che si limiti ad essere “semplice” impalcatura, con un drumming che provenga direttamente da un’altra dimensione. Ibridate quello che avete ottenuto sommando elementi specifici del corredo genetico di artisti come Black Rebel Motorcicle Club, Hendrix, The For Carnation, - ma non solo - ed ascoltate il tutto in una giornata di pioggia, a casa, meglio se da soli. Il risultato dovrebbe essere, più o meno, questo “SHIVERING KING AND OTHERS”, quarto e più recente episodio della saga Dead Meadow.
Il disco presenta un suono “circolare”, dichiaratamente derivativo – sembra davvero di riascoltare alcune registrazioni dei primi ’70 del “Sabba Nero” - ma allo stesso tempo orientato verso soluzioni melodiche più torbide ed evocative. Le dodici tracce dipingono un quadro dai colori inquieti, poco circoscrivibili, un’assenza di chiaroscuri ed una deviazione continua verso i toni del nero fatta di pennellate ampie e torturate, dai vaghi sapori orientali.
È blues lisergico e sfuggente quello che arriva alle orecchie, costruito su ritmiche immobili e marziali, vocalità impalpabili, arrangiamenti minimali, sussurri avvolgenti, un blues chimico che gravita costantemente in orbite sconosciute e lontane e che ha la facoltà di trascinare con sé l’ascoltatore. Niente orpelli o armonie elaborate per i tre americani ma soltanto la cruda esigenza di espandere la propria dimensione percettiva e di esprimersi attraverso un pugno di episodi – la maggior parte dei quali sopra i sei minuti - sospesi tra il sonno e la veglia, il conscio e il sub-conscio, in uno stato di alterazione persistente.
Chi in quest’opera cerca originalità a tutti i costi e nuove idee rimarrà forse deluso ma, di certo, non sarà in grado di rinunciare facilmente a possederla.

Zampighi Fabrizio