Tracklist

01. Something You Ain’t Got
02. Maggie
03. Where Have Those Days Gone
04. Fluffy Lucy
05. The Riverside
06. Gimme One More Chance
07. I’m So Glad She Ain’t Never Coming Back
08. Sidi Infi
09. I Need Better Friends
10. Minotaur
11. Night Falls
12. Better Times Are Coming Our Way
13. Everybody Gets One For Free
14. Darling We’re Out Of Time

Cracker – Greenland
(Cooking Vinyl, 2006)

Nati nel lontano 1992 su iniziativa dell’ex Camper Van Beethoven David Lowery e passati indenni attraverso gli anni e i contratti major, tornano i Cracker, con un bastimento carico di buone vibrazioni che forse non brilla per originalità e coraggio ma nemmeno assomiglia alla parabola discendente di una stella cadente.
Sanno di polvere e stivali texani le quattordici tracce che costituiscono la spina dorsale di GREENLAND, un inno al roots rock in cui convivono Dylan e i Dire Straits, spaccati decisamente pop e un’attenzione particolare per il “meraviglioso” mondo dell’FM. Ascendenze e simpatie che scorrono sulle corde della slide guitar che cesella Something You Ain’t Got, si nascondono nel mid-tempo di Maggie – che cita, chissà quanto volontariamente, i Mojave 3 -, ballano sul pianoforte trascinante e le chitarre accese di Where Have Those Days Gone, si contorcono sul south-rock teso e vibrante – quell’invisibile cerniera temporale che unisce Rolling Stones, Black Crowes e i Primal Scream di GIVE OUT BUT DON'T GIVE UP – di Everybody Gets One For Free. Il ventaglio dei referenti stilistici si allarga inaspettatamente all’ hard rock con venature psych, quando si incappa nei riff granitici di Gimme One More Chance, nelle sfuriate elettriche di The Riverside o nelle lentezze eteree di Minotaur, in un impeto derivativo mai scontato capace di fondere armoniosamente elementi melodici tra i più disparati.
Chiedersi se dietro a tutto il lavoro del gruppo si nasconda l’obiettivo di ampliare il più possibile l’eventuale bacino d’utenza o la necessità di ravvivare il fuoco di passioni giovanili mai sopite grazie ad un progetto musicale realmente “sentito” parrebbe a questo punto lecito. Lasciamo giudicare voi, limitandoci a sottolineare come i Cracker sappiano comunque trattare la materia con il dovuto stile.

Fabrizio Zampighi