Tracklist

01. In The Forest
02. Don’t Think You Are The First
03. Liezah
04. Talkin’ Gypsy Market Blues
05. Secret Kiss
06. Milkwood Blues
07. Bill McCai
08. Eskimo Lament
09. Careless Hands
10. Pass It On
11. All Of Our Love
12. Confessions Of A.D.D.D
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The Coral - Magic & Medicine
(Deltasonic, 2003)

Può un gruppetto di giovinastri di Liverpool fuori dall’hype del momento riuscire a confezionare, al secondo tentativo, un disco memorabile e dimostrare allo stesso tempo di essere una band capace di manipolare le influenze più disparate con risultati a dir poco entusiasmanti?
Pare proprio di si, ed i Coral sembrano essere qui per dimostrarlo.
“MAGIC AND MEDICINE” è un piccolo capolavoro, un capolavoro che unisce ad accattivanti melodie stilizzate in soavi geometrie acustiche garage scarnificato di innegabile ispirazione sixties, ad atmosfere decadenti e malinconiche di scuola morrisoniana – Jim, quello dei Doors - forme canzoni che sanno di classicità. Tutto ciò che si ascolta volteggia tra leggerezza venata di blues e richiami confidenziali, trame elettriche vibranti e suadenti armonie ed ha la facoltà di rapire fin da subito, grazie ad un’immediatezza che non scade mai nella banalità. “MAGIC AND MEDICINE” è il pop sussurrato di Eskimo Lament, le atmosfere crepuscolari di In The Forest, l’estetica ruvida e polverosa di Talkin’ Gypsy Market Blues, la dichiarazione folk ed intimista di Liezah, la solennità di Bill McCai: un caleidoscopio di soluzioni musicali che sembra rimanere sospeso nel tempo, grazie alla varietà di toni ed ai molteplici riferimenti al suo interno.
La proposta dei Coral si sviluppa come un patchwork retrò caratterizzato in parte da un approccio lo-fi e da una strumentazione che con le ultime tendenze ha poco a che vedere, in parte da un’attitudine melodica che non è soltanto mera ripetizione di strutture ormai note ma possiede una propria originalità. La scrittura è dinamica, le progressioni armoniche personali, e pur essendo, le stesse, fatte di progettualità semplici e arrangiamenti asciutti, appaiono tutt’altro che scontate.
Indulgere sull’oggettiva validità della scelte musicali dei Coral – chi l’ha detto che per essere interessanti sia necessario, per forza, esser moderni? - pare quantomeno improduttivo. Ci limitiamo quindi ad evidenziare come questo disco abbia tutte le carte in regola per mettere d’accordo sia l’ascoltatore più distratto che quello con maggiori pretese, a patto che entrambi siano estimatori di quella grande scatola magica che va sotto il nome di pop.

Zampighi Fabrizio