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Tracklist
01.
Happy Land
02. The Proposition #1
03. Road To Banyon
04. Down To The Valley
05. Moan Thing
06. The Rider #1
07. Martha’s Dream
08. Gun Thing
09. Queenie’s Suite
10. The Rider #2
11. The Proposition #2
12. Sad Violin Thing
13. The Rider #3
14. The Proposition #3
15. The Rider Song
16. Clean Hands. Dirty Hands
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RECENSIONE
"B-SIDES & RARITIES" |
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RECENSIONE
"NOCTURAMA" |
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RECENSIONE
"ABATTOIR BLUES/THE LYRE OF ORPHEUS" |
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Nick
Cave & Warren Ellis – The Proposition
(Mute, 2006)
Gran bella
cosa la maturità artistica, tanto più se oltre a portare
con sé stabilità emotiva e fiducia nei propri mezzi non
disdegna di accompagnarsi ad una notorietà in crescita costante
che permette di incanalare la propria creatività anche verso
ambiti diversi da quello strettamente musicale. Chiedetelo a Nick Cave,
ex junkie, ex estremista sonoro, ex sperimentatore tout
court ora signore sulla cinquantina dal tocco elegante e l’abbigliamento
impeccabile, innamorato della scrittura. Tra le varie forme sperimentate
in carriera, la sceneggiatura, passione da far risalire al lontano 1983
quando un Re Inchiostro ancora colmo di malvagità dava libero
sfogo alle proprie irrequietezze collaborando con John Hillcoat e Evan
English alla stesura di “GHOSTS...OF THE CIVIL DEAD”. Una
passione evidentemente non sopita, se nel 2006 assistiamo ad un'ulteriore
incursione del talento letterario di Cave nella settima arte con la
sceneggiatura del
western australiano "THE PROPOSITION"
Non contento di occuparsi soltanto dello script, Cave decide questa
volta di firmare assieme al fido Warren Ellis - il cui violino sembra
ultimamente essersi trasformato in una sorta di ossessione per l’australiano
-, anche il commento sonoro della pellicola, raccogliendo tutti gli
spunti musicali del caso nel disco in questione. Una soundtrack con
tutti i crismi che ha lo scopo dichiarato di affiancare le immagini
di Hillcoat - alla regia anche per "THE PROPOSITION"- e difficilmente
potrà essere “consumata” con la frequenza e il “modus
operandi” di un disco a sé stante.
Non vorremmo comunque essere fraintesi dicendo questo, dal momento che
le sedici tracce dell’ultima fatica di Re Inchiostro sono tutto
fuorché brutte. Tuttavia, se non deluderanno gli aficionados
delle inquietudini striscianti ma piuttosto convenzionali care al musicista
australiano dell’ultimo periodo - qui proposte in versione minimale
pianoforte, violino e basso – lasceranno quantomeno interdetto
chi apprezza la sua loquacità espressiva, gli sfoghi declamatori,
l’abilità nel costruire scenari musical-letterari particolareggiati.
La natura del progetto e la conseguente inscindibilità tra dimensione
sonora e visiva suggeriva, del resto, di affidarsi ad una semplice sottolineatura
più che ad una verbosità prorompente e proprio in questa
direzione si è mosso Nick Cave, collezionando contributi strumentali
in bilico tra attese e suoni minacciosi – The Rider #2
-, malinconie incombenti - The Proposition #1, Moan Thing -,
scorci quasi velvettiani – Down To The Valley -, riusciti
inseguimenti d’archi – Queenie’s Suite –
e brani dalla struttura piuttosto classica (The Rider Song e Clean
Hands, Dirty Hands).
Dai suoni stringati che caratterizzano gli episodi in scaletta emerge
un’opera forse non fondamentale – se non per i maniaci completisti
– ma piacevole, forse non baciata da scintillante ispirazione
ma con idee piuttosto chiare, forse non attraversata da virtuosismi
diffusi ma ben suonata, efficace preludio di un appuntamento cinematografico
da non mancare.
Fabrizio Zampighi |