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Tracklist
01. Plettrofolle
02. Gelato giallo
03. Che lavoro fai
04. Oggi è morto Spock
05. Ggeell
06. Amore mio infinito
07. Millennia
08. La caffetteria
09. Roma
10. Una forza superiore
11. Quando ti sei addormentata
12. Coda d'Italia
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Bugo
– Sguardo Contemporaneo
(Universal, 2006)
Contemporaneo
quanto un paio di jeans a zampa d'elefante o uno stivaletto a punta
di quelli che indossavano i Byrds quarant'anni fa, lo sguardo di Bugo
pare, disco dopo disco, somigliare sempre più a quello di un
bambino che, passata l'emozione per il regalo di Natale ricevuto, non
riesce più a divertirsi con quello che ha tra le mani. Una sorta
di illusione svanita, di fine dei giochi, o magari soltanto quell'inevitabile
processo di crescita che obbliga a chiamare “ingenuo” ciò
che all'inizio era nuovo ed eccitante alla ricerca di una supposta profondità,
come se ci dovesse vergognare della propria, “banale”, irruenza
giovanile.
La freschezza naif di SENTIMENTO WESTERNATO, l'adolescenza esplosiva
di DAL LO FAI AL CI SEI, l'età adulta e logorroica di GOLIA E
MELCHIORRE, fino ad arrivare all'ultima fatica discografica, lungo un
processo di maturazione che decide di abbandonare l'iniziale lirismo
da Battisti-clochard – una facilità impressionante nel
musicare testi fuori dal mondo, orgogliosamente dementi, geniali ma
con i piedi ben piantati per terra – e attitudine lo-fi, in favore
di un processo di affinamento formale costante.
Sorta di Rivoluzione Industriale quindi, con tutti i pro e i contro
del caso. Da un lato un'evidente ricerca nei suoni che punta a diversificare,
rimanendo al tempo stesso fortemente ancorata a input estetici riconducibili
ad una certa tradizione (nel caso del disco in questione garage, psichedelia
e affini). Dall'altro un lirismo che si inaridisce, diventa talvolta
banale, nell'ottica di una scrittura che continua comunque a cibarsi
dell'esperienza quotidiana - e da essa trae tematiche e ispirazione
- ma che perde l'ironia pungente degli esordi. Il risultato è
un'autarchia ridotta, un salto nel vuoto giustificato dai lumi della
ragione, un rimirarsi allo specchio che dà l'idea di quanto possa
nuocere, a volte, l'autoreferenzialità, Un processo di invecchiamento
ancora in stadio germinale che usura, pur non avendo toccato organi
vitali.
Se il delirio lisergico di Plettrofolle, Gelato Giallo e della
beckiana Che lavoro fai, fa ancora sperare per il meglio, Ggell
soffre di imbarazzanti cadute di stile nei testi, La caffettiera
non raggiunge il livello di ironia a cui probabilmente aspira, Una
forza superiore, Amore mio infinito e Coda di paglia mancano
del tutto di originalità. Nemmeno le liquidità psichedelico/sperimentali
di Quando ti sei addormentata e il piacevole omaggio alla fantascienza
di Oggi è morto Spock riescono a risollevare il livello
mediocre dell’opera, un lavoro che si salva in extremis dall’insufficienza
grazie alla produzione dell’esperto Giorgio Canali e a un'orecchiabilità
immediata.
Fabrizio
Zampighi
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