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Tracklist
01.
Everything Touch Me
02. Polish Me
03. It Strucks Me
04. Words And Kicks
05. The Chain
06. It's Possible Something
07. To Be Another Queen
08. Minor Company
09. Humiliating Whine
10. Emily
11. Strong Medicine
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Blessed
Child Opera – Happy Ark
(Delta Italiana / CNI, 2006)
Avremmo
potuto cominciare questa recensione parlandovi di chi i Blessed Child
Opera li ha costruiti, fortemente (e)voluti e sostenuti, con un gran
lavoro e una dedizione paragonabile solo al rapporto che lega un padre
al figlio: quel Paolo Messere già negli Ulan
Bator e nei Silken Barb che dal 2000 spende sudore e lacrime per far
crescere questa sua particolarissima idea di alternative country. Avremmo
potuto rubare due minuti del vostro tempo per raccontarvi dell'opera
precedente pubblicata dal gruppo, quel LOOKING AFTER THE CHILD capace
di raccogliere consensi pressoché ovunque e di confermare appieno
la bontà e l'alto livello qualitativo della musica proposta dalla
band partenopea.
E' invece dell'unico aspetto che conta davvero quando si ha a che fare
con un disco che ci vorremmo occupare in questa sede, la musica, anche
perché quella di HAPPY ARK, credetemi, lascia davvero a bocca
aperta.
Una successione di puntuali rallentamenti che danza fino alle profondità
più recondite dell'anima, sospesa tra country e crooning, malinconici
paesaggi wave presi a prestito dai Depeche Mode e scenari
desertici: una formula stridente nelle intenzioni ma placida nei toni,
cesellata da inserti strumentali raffinati e soluzioni ricercate negli
arrangiamenti. Come quelli che convertono il Jonny Cash
di Everything Touch Me in un crescendo pulsante e volatile
o magari quelli che fanno scivolare gli arpeggi soffusi di Words
And Kicks in un tappeto di chitarre elettriche. Un andata e ritorno
tra raffinate partiture acustiche, suoni sotterranei, sfumature accessorie
– loop, samples, clarinetto, tromba, vibrafono, tra le tante -,
soffici venature psichedeliche ben rappresentate da episodi come The
Chain o Humiliating Whine.
C'è di che essere fieri a confezionare dischi in cui la complessità
formale è direttamente proporzionale al livello qualitativo dell'opera
e siamo sicuri che il signor Messere avrà di che rallegrarsi.
Anche perché, ad essere onesti, raramente si incontrano trattati
sulla materia tanto esaustivi.
Fabrizio
Zampighi |