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Tracklist
01.
Love burns
02. Red eyes & tears
03. Whatever happened to my rock ‘n’ roll
04. Awake
05. White palms
06. As sure as the sun
07. Rifles
08. Too real
09. Spread your love
10. Head up high
11. Salvation
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RECENSIONE
"HOWL" |
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Black
Rebel Motorcycle Club - B.R.M.C.
(Virgin, 2001)
L’America
va a braccetto con la terra di Albione in questo "BLACK REBEL MOTORCYCLE
CLUB", grazie ad una girandola di riferimenti che parte dai vagiti
psichedelici dell’Inghilterra di inizio anni novanta e converge
verso suoni di chitarra oscuri e decadenti, omaggia bassi pulsanti e
ripetitivi e raccoglie distorsioni avvolgenti, si innamora di evanescenze
ingombranti e tritura fraseggi acidi, produce melodie strutturate e
mostra un piglio sfacciatamente rock ‘n’ roll.
Titolari del progetto tre giovani di San Francisco, traviati in ugual
misura dal – cattivo – esempio dei Jesus & Mary
Chain e dal fascino delle vecchie pellicole di Marlon Brando
– è dalla gang di motociclisti di un suo film che il gruppo
riprende il nome –, nonché artisti capaci di scrivere musica
ribollente di riff ossessivi ed apparentemente cool.
La vecchia band di Bobby Gillespie è solo il punto di partenza
del progetto BRMC, se è vero che in scaletta si scorgono i Ride
di "CARNIVAL OF LIGHT" nei colori di Rifles, accelerazioni
quasi psycho–punk nelle chitarre di Whatever Happened To My
Rock ‘n’ Roll, aperture quasi pop in Too Real,
un pizzico di Stooges in Spread Your Love,
vaghi toni gospel nei suoni liquidi di Salvation. Brani generalmente
narcotizzati e narcotizzanti, in cui gli strumenti a corda la fanno
da padrone riuscendo a cooperare in ugual misura nella definizione di
una musica aggressiva ma attenta ai dettagli, elettrica ma non debordante.
La band di Peter Hayes, Robert Turner e Nick Jago sputa melodie da due
accordi zeppe di feedback, le acconcia con spille da balia e chitarre
slide, mixa attese e sfuriate calcolandone i tempi, elabora testi brevi
attraverso echoes sognanti, cerca di trarre contributi importanti dal
passato musicale recente lavorando, in particolare, sulla resa del suono.
Il risultato è un disco piacevole, che se da un lato non verrà
ricordato per originalità o coraggio, intensità o freschezza,
dall’altro merita comunque più di un ascolto distratto.
Zampighi
Fabrizio |