Tracklist

01. Shuffle your feet
02. Howl
03. Devil’s waiting
04. Ain’t no easy way
05. Still suspicion holds you tight
06. Fault Line
07. Promise
08. Weight of the world
09. Restless sinner
10. Gospel song
11. Complicated situation
12. Sympathetic noose
13. The line

 

RECENSIONE "B.R.M.C."

Black Rebel Motorcycle Club - Howl
(Echo / Self, 2005)

Dopo l’entusiasmante abbuffata elettrica del disco d’esordio e i leggeri appannamenti del capitolo successivo pareva quasi inevitabile che i Black Rebel Motorcycle Club arrivassero a dare una svolta radicale ad uno stile capace di conquistare con le sue chitarre sporche e psichedeliche ma ormai pericolosamente vicino alla maniera. Visto il passato del terzetto americano veniva naturale pensare che se un cambiamento doveva esserci nell’approccio alla materia, lo stesso non poteva che corrispondere ad un innamoramento con tutti i crismi per la roots music, il blues e le atmosfere prevalentemente acustiche.
Eccoli allora i nuovi BRMC, lontani dagli echoes alla Jesus & Mary Chain e fotografati con una vecchia Gibson Hummingbird tra le braccia, colti in flagrante nell’atto di abbassare la manopola dei volumi e convinti di poter nascondere la vecchie pedaliere degli effetti sotto il tappeto di casa, impegnati a prendere lezioni di gospel in qualche chiesa sperduta del Sud degli States e sorpresi a spedire una letterina al fan club di Johnny Cash.
In “HOWL” la band di Peter Hayes, Robert Turner e Nick Jago abbraccia gli insegnamenti dei Brian Jonestown Massacre sbandierandoli ai quattro venti – Shuffle Your Feet e Still Suspicion Holds You Tight –, confenziona sentiti omaggi al man in black per antonomasia – Devil’s Waiting – e allo Spingsteen di "NEBRASKA" – Fault Line –, si fa irretire dal fascino del Rodhes e dai suoni penetranti della slide guitar – Howl e Ain’t no easy Way –, riesce nell’impresa di adattare il vecchio corredo genetico alle nuove geometrie musicali (Weight of the world, The Line).
Dall’opera di conversione messa in atto emerge è un disco convincente, un compendio di buone vibrazioni che pur non rappresentando uno dei capitoli fondamentali della storia del rock, trasuda energia e sicuro appeal, grazie anche ad un ritrovato entusiasmo ed una verve intrigante.
Solo il tempo potrà dirci se questo "HOWL" sarà destinato a rimanere un caso isolato nella discografia del gruppo di San Francisco o rappresenterà invece il promettente inizio di un nuovo corso.

Zampighi Fabrizio