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Tracklist
01.
La sottile linea bianca
02. Ballata per la mia piccola iena
03. E’ la fine la più importante
04. Ci sono molti modi
05. La vedova bianca
06. Carne fresca
07. Male in polvere
08. Chissà com’è
09. Il sangue di Giuda
10. Il compleanno di Andrea
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CONCERTO
VELVET, 2003 |
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Afterhours
- Ballate per piccole iene
(Mescal / Sony, 2005)
Difficile
capire esattamente che cosa siano oggi gli Afterhours.
Partiti come una delle formazioni più sperimentali e coraggiose
del panorama indie italiano la band milanese si è trasformata
con il passare del tempo in un’entità ambigua, un po’
progetto alle dipendenze delle passioni musicali del carismatico leader
Manuel Agnelli, un po’ giocattolo capace di raccogliere cospicui
– e aggiungiamo noi meritati – consensi, un po’ realtà
musicale costantemente protesa verso un’inevitabile – e
talvolta poco chiara – evoluzione stilistica.
Al di là delle possibili elucubrazioni sullo status
artistico reale del gruppo di una cosa però siamo certi: ogni
suo nuovo lavoro richiede, in sede d’analisi, giudizi tutt’altro
che affrettati se l’intenzione è quella di valutarne il
livello qualitativo senza scadere nella tendenza giustificazionista
tutta superlativi del sostenitore accanito da un lato o nel “si
stava meglio quando si stava peggio” del simpatizzante tradito
dall’altro.
Eccoci allora davanti all’ennesima fatica discografica della band,
incerti sugli esiti degli ascolti a venire ma sicuri di avere a che
fare, comunque, con un disco importante.
Perché lo è, importante, questo “BALLATE PER PICCOLE
IENE”.
Lo è per la presenza di comprimari illustri come Greg Dulli,
Hugo Race, John Parish, Cesare Basile in sede di registrazione ed in
fase compositiva; lo è per la produzione artistica affidata a
Manuel Agnelli ed al già citato ex Afghan Wings; lo è,
infine, perchè rappresenta per il gruppo un tentativo di indagare
soluzioni musicali inedite.
Cartina di tornasole di ciò che si afferma è la cura quasi
maniacale riservata a suono ed arrangiamenti. Un attenzione per il particolare
che riprende le fila di un discorso iniziato nell’ultimo “QUELLO
CHE NON C’E’” ma che qui diventa regola, esplicitandosi
in atmosfere cariche di dettagli, chitarre reattive ma mai invadenti,
ritmiche funzionali ed elaborati scenari di sottofondo.
Gli scatti d’ira e le saturazioni di “HAI PAURA DEL BUIO”
sono ormai un lontano ricordo, l’urgenza pop di “NON E’
PER SEMPRE” una fotografia ingiallita, se è vero che le
scelte musicali del gruppo sfiorano territori quasi prog – paragoni
con gli ultimi Mars Volta non ci parrebbero poi così
azzardati – tanto sono strutturate. E’ sufficiente lasciarsi
sovrastare dai lancinanti slanci vocali de La Sottile Linea Bianca
per rendersene conto o magari dalle voci che rincorrono le melodie mutanti
de La Vedova Bianca, dal crescendo angosciante di Carne
Fresca o dall’impeto ragionato de Il Sangue Di Giuda.
Non a caso gli episodi più riusciti dell’intero pacchetto.
I pianoforti secchi e marziali di Dulli scandagliano le profondità
ritmiche dei brani definendone i tempi, il violino di Ciffo e la batteria
di Prette annientano le attese senza mai apparire invasivi, le chitarre
di Agnelli e Ciccarelli sciolgono i nodi ed intrecciano fraseggi puntuali,
per un suono che raramente ha le caratteristiche dell’esperimento
incosciente. Un lavoro corale il cui obiettivo principale rimane quello
di rinnovare il background musicale del gruppo con nuovi input,
preservandone però il fascino diretto e primordiale.
Il compito non nasconde tuttavia qualche difficoltà dal momento
che la band milanese, pur riuscendo ad entusiasmare, non si mantiene
lucida ed omogenea per tutta la durata del disco. Saranno forse i testi
copia-incolla di Agnelli che pur con le dovute eccezioni – a parte
i brani già citati, Ballata Per La Mia Piccola Iena
– sanno un po’ di stantio o magari alcuni intermezzi strumentali
non proprio riuscitissimi, qualche discutibile scelta compositiva –
l’interlocutoria Chissà Com’è –
o la spiacevole sensazione di accumulo che si respira in alcuni casi,
ma “BALLATE PER PICCOLE IENE”, pur regalando sensazioni
piacevoli, tradisce anche una certa stanchezza. Le dieci tracce del
cd si configurano come una tappa sofferta di un viaggio lungi dall’essere
concluso, che se da un lato dimostra ancora una volta le potenzialità
di un gruppo vitale, dall’altro convince soltanto in parte, soprattutto
se paragonato all’ingombrante e significativo passato della band.
Zampighi
Fabrizio |