|
Tracklist
01.
Come Home
02. Your Demons
03. Eight Eyes
04. Dead Racoon
05. I Know My Way
06. I Am A Cow
07. Motel Room
08. Night Train
09. Unaware
10. Scalise
11. No Man's Land
 |
RECENSIONE
"LIKE A SMOKING GUN IN ..." |
 |
LIVE
LA TENDA, 2007 |
 |
INTERVISTA,
2007 |
|
Franklin
Delano - Come Home
(Ghost / Audioglobe, 2006)
Con il
terzo album i Franklin Delano tornano a casa. Non
nella Bologna che pure ha dato loro i natali, bensì negli amati
States, luogo del cuore e dell'anima e al tempo stesso sede delle registrazioni
di "COME HOME"
A suggellare questa
join venture tra Usa e Italia, vengono chiamati a raccolta
l'immancabile Brian Deck – già in consolle
con il precedente "LIKE A SMOKING GUN IN FRONT OF ME" –,
Nick Broste dei Wilco, Jim Becker
dei Califone, Fred Lomberg–Holm dei Flying Luttembachers,
Josh Berman e gli italianissimi Vittorio Demarin
(Father Murphy e Gomma Workshop) e Michele Sarti. Corpi
orbitanti attorno a
una formazione dalla line up instabile – tra i nuovi
arrivi anche Marcello Petruzzi dei Caboto e Lucio
Sagone dei Ronin - che con la loro presenza sottolineano indirettamente
la ricchezza strumentale sottesa al disco in oggetto.
Ed è proprio questa, forse, la chiave di lettura per "COME
HOME", un'opera che grazie alla vena inaspettatamente pop e ad
aggettivi sparsi che cesellano le melodie senza soffocarle, si allontana
dai toni dimessi dell'episodio precedente per abbracciare in toto il
fascino discreto del particolare. Come nella title track e
in Eight Eyes, in cui emergono ritmiche country e backing vocals
buoni per incorniciare melodie stordite e rapprese; in Your Demons
dove si scopre sotto la superficie apparentemente controllata, un ribollire
insano di chitarre elettriche e archi; in Dead Racoon, nel
cui assolo di chitarra si riconoscono i Wilco di Hell Is Chrome;
in I Know My Way dove si procede spediti tra ottoni e intermezzi
strumentali acidi; in No Man's Land da cui nascono
aperture musicali quasi pinkfloydiane.
Spaccati sonori articolati, incedere fluente e al tempo stesso ricercato,
racchiusi in un disco legato alla tradizione ma nel medesimo istante
attratto dalla contaminazione. Un disco dei Franklin Delano insomma,
che a dispetto della passioni dei singoli mantiene – per nostra
fortuna – passaporto italiano.
Fabrizio
Zampighi |