Tracklist

01. It Came Out Of The Wilderness
02. Oh So Lonesome For You
03. Adelaine
04. One Stolen Moment
05. There She Still Remains
06. Hallalujah Blues
07. Look What I Made
08. God Damn Lonesome Blues
09. I Don't Like The Man That I Am
10. Sweet Louise
11. Dear Angelina
12. Lest We Forget


Pete Molinari – A Virtual Landslide
(Damaged Records, 2008)

Tre indizi fanno una prova, è sacrosanto. Soprattutto nel caso di Pete Molinari, che i suoi li lascia in punti strategici. A cominciare dalla grafica di questo secondo disco edito a suo nome, riconducibile al catalogo Sixties della Decca quando non a qualche registrazione giovanile di Pete Seeger; passando per un MySpace che trabocca di citazioni musicali decisamente poco in linea con le ultime tendenze di mercato – tra le tante, Woody Guthrie, Hank Williams e Billie Holiday -; per arrivare a una nomination come best Breakthrough Act alla Mojo Honour List 2008. Già questo, dovrebbe dare da pensare. Se poi, a inizio playlist, ci si trova ad armeggiare con un attacco di chitarra slide che cita il Bob Dylan di "HIGHWAY 61 REVISITED" senza farne mistero, rimangono davvero pochi dubbi su quale sia il raggio d'azione del Nostro.
Prevalentemente folk, di quello che si ascoltava nel Greenwich Village una quarantina di anni fa, sporcato di blues rurale (Hallalujah Blues), rubacchiato a qualche vecchia registrazione degli Stones (la Going Home dei Nostri qui si trasforma in Adelaine) e ovviamente debitore nei confronti dell'epopea dylaniana pre e post svolta elettrica. E' sufficiente prendere contatto con l'iniziale It Came Out Of The Wilderness per accorgersene o magari seguire i passaggi di organo di One Stolen Moment, farsi cullare dalla pedal steel di There She Still Remains o canticchiare sulla sei corde solitaria di Look What I Made. Un debito formale che risale soprattutto al periodo "BRINGING IT ALLA BACK HOME"/ "HIGHWAY 61 REVISITED" del menestrello di Duluth e che qui si trasforma in una rivisitazione riuscita quanto pedissequa delle stesse sonorità.
Il che non sarebbe un male per i potenziali nuovi clienti, ma cosa rimane a chi certe cadenze le mastica già da qualche tempo? Un buon disco, da ascoltare quando la “nostalgia canaglia” ti fa stare chiuso in casa o magari, in tangenziale, il traffico è bloccato. Per tutti gli altri momenti della giornata, pero', c'è l'originale.

Fabrizio Zampighi