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Tracklist
01.
Lacrimogeni
02. Per combattere l'acne
03. Sere Feriali
04. Stagnola
05. Piromani
06. La lotta armata al bar
07. La gigantesca scritta coop
08. Fare i camerieri
09. Produzioni seriali di cieli stellati
10. Nei garage a Milano nord
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Le
luci della centrale elettrica – Canzoni da spiaggia deturpata
(La Tempesta / Venus, 2008)
Cut-up
à la Burroughs che si fa storia e congiunzioni; che incontra
il cielo pesante della provincia post-industriale rimanendone folgorato;
che sputa ricordi di gioventù vissuta tra quartieri popolari
e circonvallazioni; che piange, ride, fuma e si lascia cullare dal bianco
delle ciminiere; che affitta sei corde di chitarra acustica per farci
star dentro poco più di vent'anni di vita. Quelli di Vasco
Brondi, titolare del progetto Le luci della centrale elettrica,
ma anche quelli di chiunque abbia trascorso la propria adolescenza in
spazi aperti imbavagliati dal cemento, regolamentati dai parcheggi dei
supermercati, illuminati a giorno dai fari degli impianti.
Si parte dai testi per capire il senso e l'immaginario di riferimento
di queste "CANZONI DA SPIAGGIA DETURPATA", si segue il ritmo
delle parole, si urla e ci si ritrova a naufragare in una poetica che
cita un Rino Gaetano libero dai vincoli della metrica,
irrobustito, rinchiuso in un flusso di coscienza che se ne frega delle
regole armoniche. E non solo di quelle. A dimostrazione, episodi da
un paio di accordi ripetuti a oltranza, distorti, allentati talvolta
da un elegante lavoro di produzione che stempera i toni più claustrofobici,
capaci di mostrare una profondità inaspettata. Brani che vanno
a comporre un'opera ambivalente, affascinante dal punto di vista letterario
ma anche intransigente sul versante musicale, estremamente diretta ma
al tempo stesso ostica nella sua semplicità, infinitamente punk
– per lo meno nell'etica - e poco intenzionata a scendere a compromessi
con i sostenitori della “bella canzone”. Un disco che vive
di spaccati emotivi intensissimi come Per combattere l'acne,
Lacrimogeni o La gigantesca scritta coop, che prende
allo stomaco, che non passa inosservato, consegnando alla storia un
autore di razza che tra sbuffi, incazzature e malumori ci ricorda il
fascino sottile del neorealismo.
Fabrizio
Zampighi |