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Tracklist
01.
Mme Bateau
02. La Compagnie Des Chats Noir
03. Space Puppy's Head
04. Cirque Funambules
05. Voyage En Solitaire
06. Julie Court
07. L'amour Vague
08. La compagnia dei gatti neri
09. Circo Funambules
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Grimoon
– Les 7 Vies Du Chat
(Macaco - Shinseiki / Audioglobe, 2008)
“Le
sette vite del gatto”. Sette come i brani di questo secondo disco
ufficiale degli italo-francesi Grimoon.
Una raccolta di musica d'autore che ha l'eleganza della chanson d'oltralpe
e le fattezze dell'indie rock più raffinato, l'immediatezza del
folk e i colori sparati di una psichedelia orchestrale sui generis,
i toni malinconici del pop retro' e i tempi veloci del rock. Il tutto
in un continuum narrativo che mescola scenari circensi, viaggi ai confini
del sogno, immagini surreali e riflessioni, descritti per fotogrammi
e resi vitali da un sapiente impianto musicale.
Cambiano un po' di cose rispetto al precedente "LA LANTERNE MAGIQUE".
Innanzitutto i suoni, là ingabbiati per lo più in una
successione di chiaroscuri dolorosi e crepuscolari e qui liberi di gonfiarsi
a dismisura sulla spinta di un tessuto strumentale variegato. E poi
i diretti responsabili degli stessi, non più soltanto la band
come in passato ma i Grimoon al completo più una serie di valenti
collaboratori. A cominciare da Giovanni Ferrario, produttore
del disco ma anche musicista e co-autore in Voyage En Solitaire
e in Julie Court; Pall Jenkins e Scott
Mercado dei Black Heart Procession, impegnati rispettivamente
a prestare “sega musicale”, chitarra classica e timpani
in Cirque Funambules; i Tre Allegri Ragazzi Morti,
chitarra, batteria e voce in La Compagnie Des Chats Noirs e
nella versione in italiano del brano ad opera di Davide Toffolo; Thibaut
Derien, canto e contributi in fase di stesura nella già
citata Voyage In Solitaire; Marta Collica,
voce e testo di Space Puppy's Head. E poi Mariposa
e Lo.mo, tra i crediti di un paio di brani.
Sottoposto a una contaminazione massiccia e costretto a confrontarsi
con nuove forme di linguaggi, lo stile dei Grimoon si evolve, nell'estetica,
nei testi, nell'approccio alla composizione, allontanandosi in parte
dal cantautorato in controluce degli esordi ma mantenendosi al tempo
stesso riconoscibile. Per confermare ancora una volta le potenzialità
espressive di una formazione capace di stupire ad ogni passo.
Fabrizio
Zampighi |