Tracklist

01. Dust
02. Visions
03. Last Touch
04. Humans Against Alien-Cats
05. Anathomy Of Water Phobia
06. Viale Notturno (Part I)
07. Viale Notturno (Part II)
08. The Lost

Lorenzo Monni – Death Of Future Men
(Creative Commons, 2007)

Se è vero che da queste parti si tira avanti a pane e psichedelia, è anche vero che quando ci si trova ad avere a che fare con il fratello “serioso” del genere in questione, il prog, si viene colti regolarmente da delirium tremens con tanto di visioni orrorifiche alla Edgar Allan Poe. Uno sfogo epidermico incontrollabile cui dobbiamo mestamente sottostare, addolcito da qualche eccezione isolata – i primi King Crimson – ma generalmente virulento al pari della peste bubbonica.
Questione di gusti, certo, i nostri legati ad un'idea di musica che a fatica contempla i tecnicismi fini a se stessi e le cacofonie stordenti, quelli del qui presente Lorenzo Monni – suo malgrado rappresentante delle derive musicali di cui si diceva - catturati invece da una variegata sovrastruttura fatta di suoni potenti e percorsi fortemente diversificati, strumentali in moto perpetuo e intrecci di tastiera, frequenti cambi di ritmo e melodie cerebrali. Un' attitudine alla costruzione complessa che trova un sbocco naturale nelle descrizioni pianoforte e archi di Dust, nelle chitarre alla David Gilmour di Visions, nei classicismi e negli accenni free di Humans Against Alien-Cats, nei dialoghi prolissi dei quattordici minuti totali di Viale Notturno parte I e parte II.
Limitarci, tuttavia, a filosofeggiare su un lavoro comunque degno di nota trattandolo come l'ultimo successo di Toto Cutugno soltanto perché non corrisponde ai nostri standard di ascolto ci parrebbe quantomeno un delitto, considerato anche il fatto che dietro allo spumeggiare formale di questo Death Of Future Men, si nasconde un polistrumentista capace. Per questo vi invitiamo a prendere contatto con la musica del titolare del progetto sul sito ufficiale (www.lorenzomonni.com, il disco è in download gratuito): potreste risvegliare passioni che credevate sopite.

Fabrizio Zampighi