Tracklist

01. Permafrost
02. Come ho fatto a finire in questo deserto
03. Personal Titanic
04. Utile idiota
05. Magnesio
06. Un luogo dove non sono mai stato
07. Amber
08. Istruzioni per l'uso della signorina Richmond
09. I veri uomini stanno a Chieti
10. Sedna
11. Nibor Dooh
12. S.b.s.
13. Virus Inc.
14. Cose che si rompono
15. Come tagliare le mani a un fantasma
16. Deposito 423
17. Anche i bocconiani hanno cominciato da piccoli
18. Warmhole
19. C'è ancora vita su Marte
20. Il ciclo r.e.m. di una città stanca (1)
21. Il ciclo r.e.m. di una città stanca (2)
22. Still Life

Deadburger– C'è ancora vita su Marte
(Goodfellas, 2007)

Estremi, creativi, pungenti, i Deadburger confezionano con C'E' ANCORA VITA SU MARTE il quarto episodio discografico della loro carriera. Un disco che se da un lato potrebbe apparire piuttosto estremo con le sue ventidue tracce ricche di variazioni stilistiche, testi in bilico tra ironia e cronaca, contributi strumentali in fibrillazione, dall'altro stupisce per profondità, pretendendo da chi gli si avvicina una certa predisposizione all'apprendimento.
Il motivo risiede nella scrittura di Alessandro Casini, Lorenzo Moretto, Vittorio Nistri, Carlo Sciannameo, Simone Tilli, un mondo a parte che non procede esattamente in maniera lineare e non ragiona per schemi prefissati, comprimendo invece in ogni singolo minuto di musica universi paralleli che, si pensa, non debbano incontrarsi mai. E invece accade, e per fortuna, come nel caso di Come ho fatto a finire in questo deserto o Personal Titanic, in cui industrial, punk e psichedelia decidono di scendere a patti; in Magnesio, sospesa tra pop deviante e il sax free di Jacopo Andreini; in Amber, dove theremin e medioriente conversano amabilmente; nelle due suite di Il ciclo r.e.m. di una città stanca da cui sembrano emergere reminiscenze Pink Floyd anni Settanta.
Un crogiolo di stili e maniere che a orecchie poco allenate potrebbe risultare ostico, talvolta persino noioso, ma che in realtà dimostra una forte autocoscienza e un'estrema attenzione per ogni dettaglio.

Fabrizio Zampighi