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Tracklist
01.
Sunday Morning
02. I’m Waiting For The Man
03. Femme Fatale
04. Venus In Furs
05. Run Run Run
06. All Tomorrow’s Parties
07. Heroin
08. There She Goes Again
09. I’ll Be Your Mirror
10. The Black Angel’s Death Song
11. European Song
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RECENSIONE
"LIVE AT MAX'S KANSAS CITY" |
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Velvet
Underground and Nico - The Velvet Underground & Nico
(Verve, 1968)
Tutta
la radicale perversione, l'incosciente sconvolgimento, la duplicità
nascosta, la creatività di quattro musicisti racchiusa in undici
tracce spoglie e sofferte. Tutta l'epocale spinta verso il cambiamento
e la sperimentazione in un disco sudicio ed affascinante.
Questo è, in sintesi, "THE VELVET UNDERGROUND AND NICO".
Questo era, quasi quarant'anni fa, la band di Lou Reed, John Cale, Sterling
Morrison e Maureen Tucker.
Un approccio primitivo, grezzo, approssimativo, fatto di scarsi mezzi
tecnici e capacità limitate, ma di grande impatto, in grado di
scandalizzare ed allo stesso tempo irretire con le sue promesse lascive
l'ascoltatore. Le storie crude e disperate mutuate dal mondo della strada,
le musiche essenziali ed ossessive risultato di additivi chimici di
ogni genere, le soluzioni innovative ora parte integrante del modus
operandi di "figli illegittimi" - vedi alla voce "Strokes"
- arrivarono, allora, troppo in anticipo sui tempi - c'e’ qualche
cosa di più distante di questo disco dall'etica tutta peace
and love alla base della generazione hippie?? - ma originarono
un suono che, nonostante il trascorrere degli anni, si è mantenuto
più che mai attuale.
Delle potenzialità dei Velvet Underground si accorse nel 1965
l'artista Andy Warhol che, da lucido calcolatore ed aspirante mecenate
qual' era, li volle all'interno della sua Factory.
Ed è proprio al periodo "Factory" che risale "THE
VELVET UNDERGROUND AND NICO".
Dentro al disco c'e' di tutto: dalla dolce e straziante voce di Nico
- una arrivata alla corte di Warhol grazie a Brian Jones dei Rolling
Stones e salita per puro caso sul treno dei Velvet - in Sunday Morning
all'esplicita dichiarazione di Heroin, dai toni marziali di
All tomorrow's parties alla "morbida" Femme fatale,
dal garage sporco di I'm waiting for the man e Run
run run alle svisate sperimentali di The black angel's death
e European song.
I brani si innalzano e risplendono grazie al fondersi sinergico delle
personalità di Reed e Cale, l'uno più incline a giocare
con strutture melodiche costruite su scambi di chitarra elementari e
ripetitivi, l'altro impegnato con la sua viola a stendere tappeti sonori
"pericolosamente" monocromatici. Ma vivono anche in virtù
di testi che nulla hanno a che vedere con quelli solari e giovanili
che caratterizzano il periodo, impregnati come sono di esistenze "al
limite" e vocazioni letterarie ricercate.
Basta un'occhiata per rendersi conto che un'opera come "THE VELVET
UNDERGROUND AND NICO" possiede tutti i crismi per essere considerata
un episodio irripetibile. L'immediatezza dell'approccio sommata al fecondo
momento creativo della band la rendono unica nel suo genere e, probabilmente,
uno scalino sopra ai successivi - godibili ma meno incisivi - "WHITE
HEAT WHITE LIGHT" e "THE VELVET UNDERGROUND".
Zampighi
Fabrizio |