Tracklist

01. Terrapin
02. No Good Trying
03. Love You
04. No Man’s Land
05. Dark Globe
06. Here I Go
07. Octopus
08. Golden Hair
09. Long Gone
10. She Took A Long Cold Look
11. Feel
12. If It’s In You
13. Late Night

 

Syd Barrett - The Madcap Laughs
(Harvest, 1970)

Nel 1970, in una Londra in cui di swinging è, ormai, rimasto ben poco, esce “THE MADCAP LAUGHS”, prima prova solista - il “catalogo” verrà ampliato ed allo stesso tempo concluso nel medesimo anno da “BARRETT” - di una delle personalità più importanti e creative del periodo. La storia e’ nota: Syd Barrett, dopo essere stato il principale artefice dell’ ascesa dei Pink Floyd firmando la quasi totalità dei brani del visionario “THE PIPER AT THE GATES OF DAWN” ed uno di “SAUCERFUL OF SECRETS”, entra in una crisi personale profonda. Tale crisi - qualcuno dice dovuta all’abuso di sostanze psichedeliche, altri, sostengono, causata dal ricorso regolare a psicofarmaci come il Mandrax - porta a conseguenze disastrose sia nel fisico che nella mente del giovane, conseguenze che determinano l’allontanamento forzato dello stesso Barrett dal gruppo e la sua sostituzione con David Gilmour. L’isolamento e l’equilibrio psico-fisico precario in cui si trova non impediscono però al musicista di confezionare, prima di sparire nel nulla, due notevoli capitoli discografici - appunto “THE MADCAP LAUGHS” e “BARRETT” - all’interno dei quali la sua personalissima vena lisergica assume toni insoliti e forme innovative rispetto al passato recente con i Pink Floyd. Siamo, infatti, anni luce dalle architetture complesse e dalle atmosfere avvolgenti prima maniera del gruppo inglese.
“THE MADCAP LAUGHS” e’ un opera volutamente di basso profilo, un disco di folk sui generis, stralunato ed originale. Nei tredici episodi, caratterizzati da arrangiamenti scarni, formalmente poco curati ma assolutamente intriganti, è la personalità delle melodie la parte essenziale. Barrett scava nell’ anima, mette su nastro le angosce che lo pervadono e le racchiude in strutture armoniche insolite, a tratti ossessive e talvolta ardite. Terrapin, No Good Trying, Dark Globe, Love You, Octopus, sono solo alcune delle tracce migliori del disco, tracce che definiscono innegabilmente uno stile riconoscibile, in bilico tra immediatezza e ricerca, intimismo ed espressività giocosa, luci ed ombre. Quelle di “THE MADCAP LAUGHS”, sono, a prima vista, ballate, legate tra loro da un indole certamente pop. Ma e’ pop allucinato, inquieto, stravolto nelle regole armoniche e nei tempi, specchio fedele della personalità disturbata del suo autore. Un pop in cui anche i testi surreali giocano un ruolo di primo piano nelle dinamiche complessive.
Il disco in questione è opera innegabilmente fascinosa ma probabilmente destinata ad una dimensione di culto piuttosto che ad un consumo diffuso.
Certamente rimane la testimonianza migliore – “BARRETT” si dimostrerà un buon disco ma per certi versi, forse, più convenzionale - di un musicista in caduta libera, ormai preda dei fantasmi della propria mente.

Zampighi Fabrizio