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rapture,
fonte www.therapturemusic.com
belle
& sebastian, Ferrara
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Belle
& Sebastian + Rapture, 07-07-2004, Ferrara sotto le stelle, Ferrara
Di anno
in anno Ferrara Sotto Le Stelle si conferma un appuntamento fisso per
chi cerca, tra le miriadi di festival estivi che invadono la penisola,
proposte di qualità a prezzi dignitosi. E di anno in anno, come
per magia, il programma della manifestazione si distingue sempre più
per la cura con cui viene assemblato e la ricercatezza nella scelta
dei protagonisti. Per averne conferma è sufficiente scorrere
i nomi di alcuni degli artisti che negli ultimi tempi si sono succeduti
sul palco della manifestazione. Gente come John Cale, Black Heart Procession,
Lou Reed, Radiohead, Goldfrapp, Dirty Three.
Quest'anno il cartellone degli eventi non fa eccezione, vantando presenze
di statura internazionale e proposte musicali a trecentosessanta gradi:
le riflessioni elettroniche degli Air, la canzone d'autore di Vinicio
Capossela, le orchestrazioni di Philip Glass, l'avanguardia di David
Byrne, il post-rock dei Tortoise , gli scarti melodici degli Oi Va Voi,
l'alternative country dei Lambchop, il pop raffinato dei Belle &
Sebastian.
E proprio gli scozzesi sono stati gli attesissimi protagonisti della
serata del sette luglio.
Il compito di scaldare gli animi è toccato ai Rapture, band elettro-garage-dance
americana con all'attivo qualche buon singolo. Una miscela interessante
quella del giovane combo newyorkese che tuttavia, pur raccogliendo discreti
consensi, ha lasciato un tantino perplessi. Sarà forse la nostra
scarsa inclinazione a digerire ritmi danzerecci accostati a vocalizzi
eccessivamente sguaiati o forse l'avanzare inesorabile dell'età
ma i giovani musicisti ci sono sembrati una copia sbiadita di esperimenti
sonori altrui, con in più l'evidente svantaggio di non possedere
un briciolo di carisma on stage. Peccato davvero, anche per la scelta,
probabilmente non azzeccatissima, di farli suonare davanti ad un pubblico
abituato a ben altre divagazioni musicali.
Chi non ha dovuto porsi problemi di questo genere sono stati invece
i Belle & Sebastian. La band di Stuart Murdoch è salita sul
palco verso le 21.30 portando in dote tre chitarre, quattro violini,
basso, tastiera, violoncello, fiati ed un'attitudine per la melodia
da far invidia al miglior Bacharach. Forte dell'ultimo - notevole -
lavoro "DEAR CATASTROPHE WAITRESS" il gruppo di Glasgow ha
mostrato ai presenti - non numerosissimi ma assai ben disposti nei loro
confronti - l'idea di pop orchestrale che lo contraddistingue, ovvero
una miscela di progressioni armoniche dal tocco vellutato condite da
coretti di beachboysiana - quelli di "PET SOUNDS" - memoria
ed inserti d'archi di matrice innegabilmente pop. Un insieme gradevole
e fascinoso che ha conquistato sin dalle prime battute, non lasciando
indifferenti nemmeno gli ascoltatori più scettici.
Impegnati nel ripercorrere alcune tappe fondamentali della loro ormai
decennale carriera, i Belle & Sebastian hanno proposto sia brani
tratti dai primi dischi che numerosi episodi provenienti dall'ultimo
lavoro, offrendo di entrambi una meticolosa rivisitazione. Una scelta
che se da un lato ha sottolineato la grande preparazione e perizia tecnica
dell'esemblè scozzese, dall'altro ha trasformato il set in un'esperienza
di ascolto dai toni troppo addomesticati in cui, forse, non avrebbe
guastato un pizzico di trasporto in più da parte dei musicisti.
Per quanto ci si sia sforzati di entrare in sintonia con le vibrazioni
che provenivano dal palco infatti, non siamo riusciti ad andare oltre
un sentito apprezzamento nei confronti dell'alto livello qualitativo
del concerto, stato mentale ben lontano dalla sensazione di totale abbandono
uditivo a cui credevamo di essere destinati.
Un' esperienza gradevole e "soffice" insomma, proprio come
la musica del gruppo, di cui però, a qualche giorno di distanza,
tratteniamo un ricordo assai vago.
Zampighi
Fabrizio |