
Father Murphy

Gowns

Carla Bozulich
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Carla
Bozulich, Gowns, Father Murphy, 21/11/2007, Teatro Rasi, Ravenna
Il tempio della
prosa ravennate diventa con il folk psichedelico dei Father Murphy,
le dissonanze post-velvettiane dei Gowns e il blues apocalittico di
Carla Bozulich, un contenitore elegante quanto insolito per una serata
a base di indie rock ad alto tasso emotivo.
Ad aprire le danze nell'abside-palcoscenico del Rasi è la formazione
di Treviso, impegnata in questi mesi a registrare il successore del
fortunato "SIX MUSICIANS GETTING UNKNOWN" e decisa a regalare
al pubblico una gustosa anticipazione del nuovo materiale. Da quanto
si è potuto ascoltare nella mezz'ora di set, sembra che la band
abbia diluito le istanze barrettiane e le stramberie pop che avevano
caratterizzato la passata discografia, in favore di un approccio elettrico
ridotto all'osso, dai toni cupi, articolato nelle geometrie e attento
alle sfumature.
Sfumature che invece latitano nel noise sui generis degli americani
Gowns, armati fino a denti di viola, effetti a cascata, chitarra, basso,
batteria e impegnati a snocciolare conoscenze approfondite sulla destrutturazione
dei suoni, sull'avanguardia, sulle improvvisazioni corali. Non tutto
gira per il verso giusto e l'impressione è che a fianco di un'innegabile
capacità di scrittura e un'originalità comunque affascinante,
vi sia spazio anche per una certa autoreferenzialità. Da riascoltare.
Chi invece ha convinto oltre ogni ragionevole dubbio è stata
Carla Bozulich. Nonostante l'occhio pesto conseguenza del gesto di un
folle durante una recente visita in Francia, l'ex membro degli Ethyl
Meatplow e dei Geraldine Fibbers si è fatta letteralmente sommergere
dal sottofondo dissonante e fangoso dell'ultimo "EVANGELISTA",
declamandone alla stregua di una novella Patti Smith - traviata dai
Birthday Party -, anima e suoni. In un intreccio di voci dirompenti
e dall'intensità catartica, sostenuto da una band capace di scorticare
le corde emozionali dei presenti a suon di violoncello, basso, batteria,
tastiere e campionamenti e di rendere adeguatamente il pulsare perennemente
in fibrillazione della proposta dell'artista americana. Teatrale, alla
costante ricerca di un feedback dal pubblico, carismatica al pari del
Nick Cave meno borghese, la Bozulich ha dimostrato di meritare ampiamente
la stima riservatale nell'ultimo periodo dagli addetti ai lavori, oltre
a ricordare a tutti che non sempre l'avvicinarsi della mezza età
porta con sé l'odore di naftalina.
Fabrizio
Zampighi |