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liars,
fonte www.liarsliarsliars.com
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Liars,
08-08-2004, Hana-bi, Marina di Ravenna
Linee
di basso sature e martellanti, ritmi dall’indole tribale e indomita,
chitarre essenziali taglienti come rasoi, vocalizzi reiterati fino all’esasperazione:
questa è la formula musicale che caratterizza i Liars on stage.
Un coacervo di violenza uditiva e fastidiose alterazioni sonore, pulsare
ipnotico e feedback liberi di scorrazzare tra le valvole, scambi ripetuti
e frammentari di voce e batteria. Con la sua proposta il terzetto newyorkese
non cerca alcun compromesso con l'ascoltatore, piuttosto si industria
nel palese tentativo di colpirlo dritto allo stomaco e di shockarlo,
pur mantenendo sotto una superficie di irragionevolezza e confusione
una sostanziale logica.
Ad una lettura più approfondita i Liars si dimostrano parenti
stretti della sregolata aggressività sonora dei Birthday Party
pur non ripercorrendone del tutto i passi, colleghi delle velleità
sciamaniche dei Doors pur non riapplicandone il relativo linguaggio
sonoro, debitori nei confronti delle fucilate cuneiformi di bands come
i Sonic Youth pur semplificandone notevolmente l’arte compositiva,
cugini delle scarnificazioni del punk.
Chi si trovava all’hana-bi per seguire il gruppo non dev’essere
rimasto deluso dal set energico e vibrante a cui ha assistito, un set
in cui i musicisti non si sono risparmiati e dove il pubblico ha rimarcato
con un buon entusiasmo l’impegno profuso dai tre. Chi non conoscendo
i Liars ne ha sperimentato per la prima volta le spigolose geometrie
sonore invece, deve aver faticato non poco ad adattarvisi pur coadiuvato
nell’impresa dalla carismatica personalità del cantante
Angus Andrew. Quest’ultimo, salito sul palco in abiti femminili
– come del resto i compagni – ha catalizzato l’attenzione
dei presenti offrendo loro un riassunto sintetico del manuale del perfetto
frontman, comprensivo di danze animalesche, vocalizzi distonici,
equilibrismi sugli amplificatori, conclusione del live praticamente
in mutande. Nessun marchingegno abilmente architettato per nascondere
limiti di natura musicale però, bensì una proposta d’insieme
entusiasmante e piuttosto godibile, anche se suscettibile – lo
ammettiamo – di valutazioni soggettive discordanti.
Una musica grezza, ruvida, dannatamente sudata, se preferite, un “brilliant
chaos” come la definisce lo stesso gruppo sul sito ufficiale:
questo è ciò che rimane impresso dopo aver assistito al
live set dei Liars. Un caos che scaturisce da un approccio fisico e
sanguigno alla materia non mediato da nulla se non una fondamentale
onestà di intenti.
Zampighi
Fabrizio |