i am kloot, fonte www.iamkloot.com

notwist, fonte
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Frequenze Disturbate, 07/08-08-2003, Urbino

Anche quest' anno, all'interno della suggestiva fortezza Albornoz di Urbino, si è svolta "Frequenze Disturbate", manifestazione ormai considerata dai più come punto di riferimento irrinunciabile nell’estate dei festival musicali “alternativi” in Italia in virtù dell’indiscutibile livello qualitativo delle sue proposte.
Il programma di questa edizione, ridotto a due giornate invece che tre, prevedeva una prima parte - il 7 Agosto - di forte richiamo per il pubblico grazie a nomi ormai affermati del panorama italiano ed internazionale – Beck, The Thrills, Giardini di Mirò, I Am Kloot - ed una seconda – 8 Agosto - impostata per lo più su suoni elettronici di gruppi forse meno noti – The Notwist, La Crus, Broadcast, Ms John Soda - ma da non sottovalutare.
Se il numero di presenze tra il pubblico non è stato superiore rispetto a quello di altre manifestazioni musicali dello stesso genere, è però certo che, coloro i quali non si sono lasciati sfuggire l’occasione ed hanno concesso il proprio appoggio alle scelte coraggiose degli organizzatori, non sono rimasti delusi.
Ma veniamo alla cronaca dell’evento.
Per la prima giornata il cast ha subito una variazione rispetto a quanto annunciato. The Thrills, band irlandese promossa recentemente a pieni voti dalla stampa specializzata di mezzo mondo, non è riuscita a partecipare a causa di alcuni problemi organizzativi e così è stata sostituita all’ultimo minuto dai D.R.M.. I tre componenti della band di Pisa, saliti sul palco ad inizio serata con il compito, c’e’ da dire arduo, di non far rimpiangere gli assenti, hanno proposto una miscela di elettronica e vocalità eteree - simile, per certi versi ad alcune progressioni armoniche targate Suicide ma allo stesso tempo caratterizzata da elementi peculiari - che non è dispiaciuta ma che forse sarebbe stata più adatta al “tono sintetico” della seconda serata. I D.R.M. hanno comunque offerto un’ora di buona musica allestendo un set più che dignitoso e dimostrando, allo stesso tempo, di non essere minimamente intimoriti dal confronto con artisti di maggiore esperienza.
Con il calar del sole sono arrivati i Giardini di Mirò che con il loro post-rock fatto di suoni ipnotici e ragionati, dilatazioni strumentali di ampio respiro, intrecci complessi ma godibili si sono accaparrati giusti consensi ed hanno mostrato di essere, a ragione, un gruppo solido ed ambizioso. L’esemblè emiliana sembra aver raggiunto, con il nuovo corso, un sapiente equilibrio tra sperimentazione e soluzioni melodiche accattivanti che fa davvero ben sperare - non solo a livello nazionale - anche per il futuro.
Soltanto pochi minuti per allestire il palco e la scena è tutta per gli I’m Kloot. La band inglese che tanto aveva stupito in periodo N.A.M. con l’esordio “NATURAL HYSTORY” ed ora in procinto di pubblicare il secondo lavoro è stata probabilmente la sorpresa più gradita della serata. Il trio di Manchester ha offerto un set davvero coinvolgente dimostrando come, per produrre melodie originali di innegabile gusto non siano sempre necessarie apparecchiature complesse o maestosi arrangiamenti ma siano sufficienti, quando la scrittura è efficace, una chitarra acustica, un basso ed una batteria.
A chiudere la serata ci ha pensato invece Beck che, come previsto, non ha deluso. Il musicista ha ripercorso buona parte della sua discografia alternando frenetiche divagazioni funk a ballate rassicuranti, ritmi cangianti a melodie sghembe e sottolineando ancora una volta – anche grazie a nuovi arrangiamenti di vecchi brani - la versatilità e il polimorfismo della propria musica. Tecnicamente impeccabile il set, carente la partecipazione dell’artista, che dall’alto della propria professionalità, ha davvero centellinato gli inserti emotivi.
La seconda giornata si è aperta all’insegna dell’elettronica minimale dei Ms John Soda che con i toni soffici ed ovattati delle loro linee armoniche hanno conquistato gli ascoltatori. Davvero interessante la proposta musicale della band. Pur non prevedendo stravolgimenti o novità eclatanti, la stessa convoglia al suo interno elementi sintetici gradevoli e supporto biologico, presentandoli in una forma adatta anche a palati di solito poco in sintonia con il genere.
Stesso discorso anche per i Broadcast, con motivazioni differenti. La band – vocalist femminile come i Ms John Soda - ha mostrato un’ attitudine musicale “di rottura”, sospesa tra atmosfere oniriche e convessità dissonanti, toni evocativi ed elettronica d’atmosfera, convincendo i più della validità del proprio materiale e garantendo momenti di notevole intensità.
A sera inoltrata, quando Giovanardi e compagni sono saliti sul palco come unico gruppo italiano della serata, è arrivato anche il turno dei La Crus. I musicisti hanno riproposto alcuni dei loro brani più noti – Nera Signora, la cover di Tutto fa un po’ male per citarne soltanto un paio - ripresi da episodi discografici passati uniti a materiale tratto dall’ultimo disco.
L’impressione tuttavia, è stata quella di ascoltare una band ormai fedele ad un modello musicale ben preciso, scevro da attitudini sperimentali di alcun tipo e, a dirla tutta, un po’ monocorde, un modello che convince e coinvolge nei primi minuti ma che, alla lunga, stanca. I La Crus sono una band capace e di sicuro valore ma evidentemente non più disposta, come agli esordi – chi vi parla la segue da tempo -, a rimettersi continuamente in discussione alterando gli equilibri sonori ormai raggiunti. Tutto questo gioca a favore di una certa staticità creativa che emerge soprattutto on stage.
Ultimo gruppo e migliore esperienza della serata sono stati i Notwist. Forte dell' ultima fatica discografica – il meraviglioso "NEON GOLDEN" - la band tedesca ha saputo esaltare i presenti con melodie crepuscolari elettroacustiche rigorosamente in inglese.
Arrangiamenti equilibrati, attenzione verso le armonie, cura per i dettagli ed allo stesso tempo attitudine live davvero intrigante hanno fatto sì che il pubblico rimarcasse l’impegno profuso dai musicisti con un feedback positivo e senza compromessi. Mai sopra le righe e con un’ indole pop insolita per una band elettronica, i Notwist sono stati la degna conclusione dell’edizione 2003 di Frequenze Disturbate.

Zampighi Fabrizio