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bugo,
Faenza
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Bugo,
05-06-2004, Faenza Rock, Faenza
Quella
di Faenza è stata, per Bugo, più una toccata e fuga che
un vero e proprio concerto, uno showcase della durata di mezz’ora
per promuovere l'ultima fatica discografica “GOLIA E MELCHIORRE”.
Forse una delusione per chi già pregustava la possibilità
di assistere ad un live set canonico dell’artista senza
sborsare - come tradizione vuole per Faenza Rock - un Euro. Poco male
per chi non aveva mai avuto la fortuna – o la sfortuna, dipende
dal punto di vista - di assistere ad un’esibizione del musicista
italiano più “chiacchierato” degli ultimi tempi.
Già dalla strumentazione, però, si poteva intuire che
non sarebbe stato un concerto tradizionale. Come riuscire a riprodurre
i classici scambi “beckiani” che caratterizzano il sound
del musicista piemontese con una chitarra acustica ed un’armonica?
Difficile se non impossibile, ma poco male. I brani presentati –
uno soltanto tratto dall’ultimo cd - hanno fatto emergere la dimensione
più “intimista” di Bugo sottolineando come i sofismi
sulla ricchezza strumentale o la cura negli arrangiamenti lascino il
tempo che trovano, quando all' artista non mancano il carisma e la presenza
scenica.
Il set è stato una sorta di spettacolo totale, dove
la verve allucinata del musicista ha saputo mescolare impeto
cabarettistico di varia natura – definirlo humor inglese
sarebbe inappropriato - a brani ormai “classici” del suo
repertorio – Io mi rompo i coglioni, Sei bella come il dì,
Vorrei avere un Dio ed una versione accelerata per armonica e voce
di Casalingo -, uno spettacolo dai toni forse surreali ma divertente,
che il pubblico ha mostrato di gradire.
Difficile, tuttavia, dare un giudizio assoluto sul valore artistico
della proposta del signor Bugatti.
Che lo si consideri un cantore sui generis della frustrazione
dei tempi moderni o un paladino del demenziale più terra-terra,
un intrattenitore capace o un emerito buffone, Bugo rappresenta comunque
una delle scoperte musicali più originali degli ultimi tempi,
un artista capace di emanciparsi dall' esterofilia più scimmiottante
e di mostrare, senza compromessi, la propria – per quanto deviata
- personalità.
Del resto anche un gruppo come gli Skiantos – per cui non sarebbe
reato scomodare l’aggettivo “storico” - veniva considerato,
al momento della sua nascita discografica, poco più che una congrega
di dilettanti.
La storia, ogni tanto, si ripete.
Zampighi
Fabrizio |